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Le luci di Phoenix

Luglio 10, 2008

A cura di Alessandro Cacciatore e Fabrizio Gherardi (collaboratori CROP)

Il 13 marzo 1997 avvenne il più spettacolare avvistamento UFO nella storia degli stati americani del Nevada e dell’Arizona, un evento che viene usualmente chiamato il caso delle “Luci di Phoenix”. 
Un rapporto di avvistamento non confermato arrivò in quei giorni anche dallo Stato del New Mexico. Molti aspetti del caso rimangono tuttora controversi e irrisolti. Considerata la mole di dati e indizi, raccolta da molti validi ricercatori, l’evento fu straordinario, eppure sulle prime venne virtualmente ignorato dalla stampa, salvo una manciata di brevi articoli apparsi sui quotidiani locali dell’Arizona. La storia alla fine fece irruzione con un importante articolo in prima pagina su “USA Today” il mercoledì 18 Giugno 1997, a tre mesi dall’accaduto. Decine di migliaia di testimoni hanno visto almeno un oggetto passare e/o rimanere sospeso nel cielo e lo hanno descritto come enorme, gigantesco o inimmaginabilmente grande. Molti testimoni hanno descritto l’oggetto come di forma generalmente triangolare, con un numero variabile di luci sul bordo più lungo, da cinque a “incalcolabili”. Tre luci erano raggruppate vicino al “naso” dell’oggetto, con una luce per ognuno degli altri due angoli del triangolo. Altri osservatori hanno riferito di un oggetto che sembrava avere sette grandi luci distribuite in maniera equidistante lungo il bordo.
L’oggetto sembrava capace di volare molto velocemente, probabilmente persino a velocità supersonica, anche se pochi testimoni hanno udito suoni provenienti dall’oggetto, la cui traiettoria è stata verso sud-est sopra Henderson, Nevada, alle 18:55 (ora del Pacifico) e circa 22 minuti dopo, alle 20,17 (ora delle montagne) è stato avvistato che si dirigeva ancora verso sud a Paulden, Arizona. In meno di un minuto dall’avvistamento di Paulden, l’oggetto è stato visto nelle vicinanze di Prescott Valley, Arizona, circa 30 miglia a sud. L’oggetto apparve quindi su Phoenix, dove sarebbe rimasto sospeso a mezz’aria per 4-5 minuti nelle vicinanze dell’incrocio tra Indian School Road e la 7th Avenue. 
L’oggetto ha attraversato lo spazio aereo dell’aeroporto di Sky Harbor, dove è stato avvistato dai controllori del traffico aereo nella torre di controllo e l’equipaggio di un aereo commerciale ha comunicato via radio che l’oggetto era passato direttamente sopra la fusoliera dell’aereo, ancora in pista pronto a decollare da Sky Harbor. L’oggetto non sarebbe apparso sui radar e non avrebbe comunicato né via radio né via transponder. 
Dalla zona di Phoenix, l’oggetto si sarebbe diretto verso sud in direzione di South Mountain, continuando a sudovest verso Tucson, Arizona, lungo la Interstate 10. Una famiglia che si stava spostando in auto verso Phoenix lungo la Interstate 10 nei pressi di Casa Grande, Arizona, ha dichiarato che l’oggetto è rimasto sospeso su di loro per circa 1-2 minuti mentre viaggiavano sui 120 km/h. L’oggetto era talmente largo che i due figli seduti sul sedile posteriore potevano vedere simultaneamente le due ali da entrambi i finestrini. 
Il National UFO Reporting Center ha ricevuto una telefonata circa sette ore dopo l’accaduto da una persona che si è identificata come un aviere di stanza alla base aerea di Luke, situata a 32 km a ovest di Phoenix. Il pilota ha raccontato che la base aerea aveva lanciato due caccia F-15c e uno di essi aveva intercettato un gigantesco oggetto in corrispondenza dell’incrocio tra Indian School Road e la 7th Avenue. Il militare ha anche detto che il caccia che lo aveva intercettato ha subito improvvisamente un’interruzine delle comunicazioni, e che simultaneamente le luci dell’oggetto si sono affievolite, scomparendo dalla vista del pilota. Il 14 Marzo 1997 gli ufficiali responsabili della base aerea di Luke hanno dichiarato di non sapere niente dell’accaduto e che la base non aveva ricevuto rapporti dall’aviazione civile riguardo all’evento. I tabulati telefonici delle chiamate a lunga distanza, che indicano chiamate effettuate alla base, contraddicono le dichiarazioni di questi ufficiali. 
Alcuni membri del personale militare e dei ricercatori UFO hanno affermato che l’intero evento era stato causato da “razzi militari” che erano stati lanciati approssimativamente tra le 21:30, orario delle montagne, da un aereo USAF A-10 nelle generiche vicinanze del Gila Bend Bombing Range, un campo di esercitazioni situato ad un centinaio di km a sudovest di Phoenix. Questo evento si dovrebbe essere approssimativamente verificato tra le 21:30 e le 22, circa 45 minuti dopo l’avvistamento UFO nel nord dell’Arizona, a Phoenix e a Tucson. 
I testimoni sono architetti, medici, ufficiali giudiziari, educatori, avvocati, piloti di aerei di linea, scienziati, agenti immobiliari e altri cittadini affidabili. 
Quella sera, migliaia di persone attendevano di cogliere, anche fugacemente, il passaggio della Cometa Hale-Bopp nel cielo. Michael Tanner fa parte di un team di inquirenti che ha ricevuto circa 800 rapporti da testimoni oculari del caso Phoenix: «Tra le 20:15 e le 20:45 abbiamo registrato la presenza di una gigantesca astronave che ha attraversato il centro della valle di Phoenix ad altitudine variabile, preceduta da una formazione di globi di luce visibile da quasi tutta l’Arizona». Una formazione che superava i 1.500 metri di lunghezza, gigantesca, con cinque luci disposte a “V”. Una sul davanti e due su ogni lato, in un perfetto triangolo. Mike Fortsan la vide dal cortile dietro casa a Chandler, alla periferia di Phoenix: «Se si guarda verso nord, in direzione di Phoenix, le luci della città, di Tempe e Scottsdale formano uno sfondo grigio chiaro, davanti al quale passò quell’ immenso oggetto nero: capimmo subito che non era roba nostra perché era troppo dannatamente grande! Era enorme. Quando qualcuno dice: «Mike, quello era un bombardiere B-2” io rispondo che, in realtà, su una sola ala di quella nave potrebbero atterrare 40 dei nostri B-2!». 

Decollano i caccia da Luke 

Il camionista Bill Greiner percorreva l’Interstatale 17 in direzione sud, verso la Base Aeronautica di Luke. Fu allora che notò diversi caccia che si alzavano per intercettare due UFO: «Ho parcheggiato vicino ai silos del perimetro occidentale, di fronte all’ingresso della Base Aerea di Luke. Mentre scaricavo la merce, improvvisamente tutto divenne assolutamente tranquillo. Un silenzio inquietante. Ne apparve uno proprio sopra la base, un altro che si dirigeva verso Wickenberg e se ne stavano lì, sospesi in aria, enormi globi silenziosi. Da Luke si alzarono due caccia, mi superarono in un attimo e si lanciarono all’inseguimento. Ma gli oggetti si sganciarono in un baleno!» Quella sera, al centro di Phoenix, nella zona di Sunny Slope, i componenti della famiglia Ley erano rincasati presto per osservare la Cometa Hale-Bopp. Secondo Tim Ley, «La punta era lì, sulla strada e tutta una sezione, ovvero l’ala, si estendeva almeno fino alla montagna. Era a circa 180, 200 metri di distanza, con luci incredibili che brillavano dall’interno ed è scivolato via così. Non ha emesso nemmeno un suono». Anche suo figlio Hal, di undici anni, assistette allo spettacolo: «Ho guardato e dentro quella luce era tremolante, come quando a Phoenix fa molto caldo e sull’asfalto della strada il calore crea un tremolio e vedi tutto distorto». Frances Barwood, consigliere comunale di Phoenix, fu avvicinata da un giornalista che si lamentò dell’indifferenza mostrata dai politici locali, nessuno accettava di parlare. Eppure, l’UFO era passato dalla zona a nord di Prescott fino a Tucson, poi era stato visto anche a Wickerberg. 

La farsa del Governatore Symington 

Cedendo a pressioni da ogni parte, il Governatore Fyfe Symington indisse una conferenza stampa, promettendo indagini complete. Invece, fu una farsa: «Ora chiederò all’Agente Stein ed ai suoi colleghi di scortare qui l’indiziato, così tutti potranno vedere il colpevole» disse Symington fra le risate generali. E, subito dopo, nella sala stampa entrò un tizio con in testa un’enorme maschera da alieno grigio, in tuta di alluminio. A migliaia di persone quel giorno venne riso in faccia. Molti Americani provarono disgusto, più che irritazione. Una situazione vecchia di decenni, i testimoni oculari venivano bollati come matti da legare. Una posizione non consona alla carica politica di Symington. Il governatore repubblicano, peraltro, venne travolto da uno scandalo per truffe immobiliari per svariati milioni di dollari. Il 3 Settembre dello stesso anno una giuria lo giudicò colpevole di sette capi d’imputazione per frode bancaria e Symington fu costretto a dimettersi. Per il 2006 Symington medita, sembra, un ritorno nell’agone politico! Sulle luci di Phoenix sono state avanzate disparate ma inconsistenti teorie, dai razzi agli aeroplani in formazione. Dall’Amministrazione Aeronautica Federale, da Sky Harbor e dalla Base Aerea di Luke non è mai arrivata una spiegazione ufficiale per ciò che quella notte illuminò il cielo dell’Arizona. 

Intervista al Dr. Lynne Kitei testimone diretta ed autrice di molte foto e video relativi alle luci di Phoenix la quale ha partecipato, come relatrice alla Conferenza “Cosmic Messages” di Riccione, il 25-26 marzo 2006. 

- Di Claudia Santon. 

C.S.: Buon pomeriggio Dr. Lynne. Grazie di essere qui con noi come relatrice alla Conferenza “Cosmic Messages” di Riccione, 25-26 marzo 2006. Come autrice di molte foto e video relative alle luci di Phoenix, che cosa è cambiato effettivamente nella sua vita dopo questa meravigliosa esperienza, questo spettacolare incontro?
Dr. Lynne: E’ stata indubbiamente un’esperienza incredibile. Era il 13 marzo 1997. Prima di allora non avevo nessun tipo interesse o conoscenza su questo argomento. Mio marito ed io siamo entrambi medici. Questo ha cambiato la mia vita non solo per lo straordinario evento che ho visto e per la sua tecnologia avanzata ma per il fatto che sono riuscita a scattare delle foto. Per due anni mi sono chiesta che tipo di tecnologia fosse. Abbiamo ciò sulla terra? Sicuramente non era niente di militare. Due anni dopo le luci ritornarono, sfere di luce ambrate. Ho ricominciato a fotografarle. Come scienziata, mi sono sentita in dovere di capire che cosa fossero queste luci. Ho scattato fotografie e ripreso immagini incredibili, mai scattate finora dallo stesso punto. Dopo due mesi, una sera migliaia di persone videro un fenomeno inspiegabile grande da 1.5 km a 3 km. Era una serata con cielo sereno. Alcuni videro una navicella, altri delle sfere attaccate a qualcosa, senza vedere di che cosa si trattasse effettivamente. Questa navicella, a forma di V, fluttuava a bassa quota ad una velocità di 45 km/h sopra la loro testa, era enorme e completamente silenziosa. Alcuni la videro sparire ad una velocità incredibile. Nello stesso momento migliaia di persone videro lo stesso fenomeno passare sopra le loro teste attraverso tutto lo stato dell’Arizona. Solamente la settimana successiva ho realizzato che molte altre persone avevano visto e fotografato lo stesso fenomeno, una enorme navicella triangolare, con 3 luci principali volare a bassa quota non solo sopra Phoenix, ma in particolare sopra tutto lo stato dell’Arizona e oltre. A quel punto mi resi conto di che cosa strana fosse e di ciò che stava succedendo. Come scienziata capii che era arrivato il momento di andare a fondo, e per quattro anni misi da parte il mio lavoro professionale per capire il significato e la fonte di ciò a cui tutti i testimoni avevano assistito. Ad oggi non ho ancora avuto una risposta certa, ma queste ricerche mi hanno aperto un nuovo mondo. Dopo essere stata nell’anonimato per sette anni, ho deciso di condividere le mie foto e le mie immagini cambiando il mio punto di vista. Due anni fa ho pubblicato un libro “The Phoenix Lights”. In 250 pagine racconto il grande avvenimento testimoniando il fatto che non siamo soli. Ho prodotto un documentario che sta vincendo molti Festival Internazionali di Film e ciò mi rende molto orgogliosa. L’evento parla da sè. Ognuno di noi deve fare delle scelte, guardarsi intorno ed apprendere. 

C.S.: La sua vita sociale e professionale è cambiata dopo questa esperienza? Dr. Lynne: Effettivamente alcuni anni fa ho ripreso il mio lavoro di medico. Per motivi economici ho dovuto fare la mia scelta e continuare per la strada che avevo interrotto. Queste informazioni hanno bisogno di uscire allo scoperto, essere capite, accettate, indirizzate e studiate. Solo così possiamo continuare la nostra evoluzione personale. E’ proprio vero: non siamo soli! 

C.S.: Grazie dr. Lynne. E’ stato un piacere incontrarLa ed averla tra noi. Spero di rivederLa presto in un prossimo futuro. Grazie a voi. Vi ricordo comunque che se volete vedere le foto ed i video vi potete collegare al mio sito dove troverete il trail del video e del documentario, e così pure le foto e molte altre informazioni interessanti. 

Il sito è il seguente: http://www.thephoenixlights.net/. Contattatemi pure per e-mail. Adoro condividere le informazioni con le persone. Ritengo la condivisione delle informazioni una cosa molto importante. 

 Il video dell’avvistamento

Analisi di Alessandro Cacciatore e Fabrizio Gherardi:

Gli elementi sono molto chiari, escludiamo subito ogni tipo di fenomeno naturale. I testimoni sono molteplici e gli oggetti abbastanza bassi da essere riconosciuti come UFO. All’inizio abbiamo pensato ad un tr3-b ma le dimensioni dell’oggetto sono troppo grosse; la nostra ipotesi va quindi ad una astronave madre che può contenere altri velivoli alieni ricognitori, per cui una teoria potrebbe essere una fermata di 5 minuti come ritrovo per far rientrare tutti i ricognitori e tornare al loro pianeta di origine.

P.S L’oggetto sembrava emanare una sorta di energia a microonde.

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I M.I.B

Luglio 10, 2008

A cura di Alessandro Cacciatore e Fabrizio Gherardi (collaboratori CROP)

Essi comparirebbero senza preavviso, talvolta soli oppure in due, ma tradizionalmente in tre, alle case oppure nei luoghi di lavoro di taluni testimoni UFO e di ufologi o di loro collaboratori. Spesso la visita avviene a brevissima distanza dall’evento ufologico, a volte persino prima che i testimoni avvisino i mass media. Ciò sembra dimostrare che i MIB dispongano di canali riservati di accesso alle informazioni, attraverso i quali conoscono tutti i dettagli dell’accaduto nonché nomi e indirizzi delle persone coinvolte; sembrerebbero inoltre possedere su di loro più informazioni di quanto i normali estranei sarebbero in grado di conoscere. I MIB vestono di norma abiti scuri irrealisticamente puliti e privi di spiegazzature (il cui tessuto a volte viene descritto dai testimoni come “fibroso” e “simile alla plastica”). Si tratta quasi sempre di uomini anche se rarissimamente è stata segnalata la presenza di una donna. I loro volti sono spesso definiti “dai lineamenti vagamente stranieri” in genere orientali; in qualche caso si parla esplicitamente di occhi a mandorla. Il colore della pelle è a volte pallido quasi cadaverico, più spesso olivastro o scuro, come per una forte abbronzatura. Hanno un’espressione fissa, non sorridono mai, non mostrano emozioni. I loro movimenti appaiono rigidi ed impacciati. I MIB parlerebbero in modo molto particolare: con tono cantilenante, lamentoso, stranamente rallentato o a scatti. Nel corso del colloquio pongono una serie di domande a volte bizzarre o incoerenti. Si mostrano comunque sempre molto informati sulla persona con cui stanno parlando, e delle circostanze del suo coinvolgimento nell’evento ufologico. La loro sinistra visita si conclude quasi invariabilmente con la raccomandazione di non parlare a nessuno dell’evento (se si tratta di un testimone) o di interrompere ogni indagine se si tratta di un ricercatore. Essi inoltre sembrano prediligere l’uso di Cadillac nere o altre grandi berline di colore comunque scuro. Alcuni MIB sono completamente glabri o con i capelli cortissimi, a spazzola, come se stessero ricrescendo dopo essere stati tagliati di recente, di solito sembra che abbiano tratti asiatici . A volte alcuni testimoni hanno descritto un curioso particolare relativo alle scarpe calzate dagli uomini in nero : esse avevano la suola di gomma e insolitamente spessa. Si parla dei MIB anche nella tradizione popolare. Lo studioso americano di folklore Peter Rojcewicz ha rilevato numerose analogie tra gli Uomini in Nero e l’antica figura del Diavolo. Ad esempio, i MIB posseggono una natura molto simile a quella della figura mitologica del Trickster (“l’Ingannatore”, “il Burlone”). Sia la presunta onniscienza dei MIB che le coincidenze nelle loro apparizioni trovano correlazioni anche nel contesto della tradizione diabolica. 

CASO HOPKINS 

Uno dei casi più eclatanti relativi ai MIB si verificò nel 1976 ed ebbe come protagonista principale il dott. Herbert Hopkins, un medico di 58 anni. Egli era stato coinvolto nelle indagini condotte dalla polizia su un caso di presunto rapimento con teletrasporto da parte di un UFO nel Maine. Il suo compito consisteva nel sottoporre a perizia psichiatrica il principale testimone dell’evento per verificarne la credibilità. Un pomeriggio, mentre era solo in casa, ricevette una telefonata da parte di qualcuno che si qualificò come il vice- presidente di un’associazione ufologica del New Jersey, il quale chiese di vederlo per discutere alcuni dettagli del caso in questione. Hopkins accettò di incontrarlo e lo invitò a casa. Si recò sul retro della sua abitazione per accendere le luci del cortile, in modo che il suo ospite potesse parcheggiarvi l’auto, ma non appena aprì la porta notò qualcuno che stava salendo le scale. “non c’era alcuna automobile”, raccontò in seguito il dott. Hopkins, “e la cosa mi stupì non poco, perché la cabina telefonica più vicina era ad una distanza che certo non poteva essere percorsa a piedi in così poco tempo”. Comunque il medico accolse il suo ospite senza particolare apprensione. Lo strano individuo indossava un abito nero, con cappello, cravatta e scarpe anch’esse nere che contrastavano con una camicia candida. “Sembrava un impresario di pompe funebri” ebbe a dichiarare in seguito Hopkins. I vestiti erano immacolati senza la minima piegatura; indossava inoltre guanti grigio tortora. Quando l’uomo si tolse il cappello, il dottore notò che era completamente calvo e non aveva neppure ciglia e sopracciglia. La pelle era bianchissima con le labbra di uno strano rosso scarlatto. Nel corso della conversazione Hopkins notò un ulteriore particolare inquietante : l’uomo sembrava avere le labbra ricoperte di rossetto! La discussione fra i due fu alquanto banale ma ad un certo punto del colloquio lo strano ospite invitò il dottore di mostragli una delle due monete che aveva in tasca. Chiedendosi come facesse a conoscere questo particolare il medicò obbedì, e l’uomo gli disse di tenere la moneta nel palmo della mano e di fissarla intensamente. A poco a poco la moneta sembrò prendere fuoco e così la mano e tutto il resto; quando si riebbe, Hopkins si accorse di avere il palmo vuoto. “Nessuno vedrà mai più quella moneta” disse l’uomo vestito di nero. Il dottore notò che la sua voce pareva stranamente rallentata. Poi si alzò in piedi con fare esitante dicendo: “la mia energia si sta esaurendo. Devo andare. Arrivederci”. Si avvicinò quindi alla porta a passo lento, uscì, discese i gradini ad uno ad uno e si allontanò nel buio. Dopo un po’ dalla finestra Hopkins vide scivolare sulla strada una luce azzurrastra, all’altezza dei fanali di un’automobile ma diversa di colore e molto più intensa. Più tardi il medico esaminò la strada alla luce di una torcia elettrica e vide al centro della carreggiata delle strane tracce, molto diverse da quelle delle gomme di un’auto : sembrava che una slitta vi fosse stata trascinata sopra per un certo tratto. Il mattino seguente le tracce erano inesplicabilmente scomparse. La strana vicenda sembrò turbare molto il dott. Hopkins il quale rinunciò alla consulenza sul caso, troncò ogni indagine e cancellò tutti nastri con i colloqui avuti col testimone. In seguito strani incidenti avvennero in casa del medico: luci e suoni improvvisi, interruzioni del funzionamento degli elettrodomestici, e soprattutto strane interferenze nel telefono. Hopkins pensò che dovesse esserci un collegamento con la visita da lui ricevuta ma non riuscì a capire quale e non vide mai più l’uomo vestito di nero. Naturalmente l’organizzazione ufologica da questi citata risultò inesistente. Il caso appena descritto è uno dei più particolareggiati ed attendibili sugli uomini in nero, attesa anche la credibilità della persona coinvolta. I Mib sembrano essere i responsabili di molte morti misteriosi come ad esempio quella di una donna che dichiarò a Hollanda che stava addormentando suo figlio, in camera sua, quando aveva visto il tetto diventare rosso, mentre la temperatura era aumentata a dismisura. Poi il soffitto era diventato trasparente, come fosse di vetro, tanto che poteva vedere le stelle, e una luce verde intensa l’aveva investita. La donna allimprovviso si sent stanchissima ed un raggio rosso l’aveva colpita su un seno. Tutti i rapporti sulle indagini furono inviati al comando dell’aviazione militare brasiliana di Brasilia. Immediatamente, l’Operazione Piatto fu coperta dal top-secret militare. Intervistato da Bob Pratt, Hollanda affermò di aver ricevuto ordini specifici, secondo i quali la cosa non andava divulgata. Il 2 ottobre 1997, l’uomo fu trovato impiccato nella sua casa. Aveva 57 anni. Tutte le prove puntano in direzione del suicidio, ma molte cose non tornano. Fino a quando era in carica si era tappato la bocca, ma poi aveva iniziato a parlare, rivelando con la sua testimonianza di prima mano quello che i governi mondiali continuano a negare. 

CASO HEFLIN 

Il caso che destò più clamore fu il caso avvenuto il 3 agosto 1965. Protagonista un ex poliziotto, Rex Heflin. Heflin raccontò che, dopo la pubblicazione delle sue foto su un giornale locale, ricevette la visita di un ufficiale dei servizi di intelligence del NORAD (il comando strategico della difesa aerea americana), che si fece consegnare i positivi Polaroid di prima generazione. Quando Heflin chiese al NORAD la restituzione delle sue foto, gli venne risposto che quell’ente non si occupava di UFO. Ma nei primi giorni del 1967 Heflin ricevette una nuova visita: due ufficiali in uniforme dell’USAF scesi da una macchina scura dal cui interno proveniva una strana luce violetta, che lo interrogarono sul suo avvistamento facendogli anche strane domande sul triangolo delle Bermude, con atteggiamento misterioso. Forte dell’esperienza col sedicente inviato del NORAD, Heflin si fece dare nome e grado di entrambi gli ufficiali, ma quando venne chiesto all’USAF, risultò che entrambi erano del tutto sconosciuti. Le successive lamentele di Heflin portarono ad una sorta di riconoscimento ufficiale dell’esistenza dei MIB da parte del governo americano. Alla fine di gennaio del ’67 il colonnello George Freeman, portavoce del Pentagono per il Progetto Blue Book, ammise infatti in un’intervista che misteriosi personaggi che indossavano uniformi dell’Aeronautica militare o esibivano documenti identificativi di enti governativi hanno messo a tacere testimoni UFO. Abbiamo controllato un certo numero di questi casi, e questi personaggi non hanno assolutamente nulla a che fare con l’Air Force. Presentandosi come ufficiali dell’Air Force o di altri enti pubblici, commettono un reato federale. Indubbiamente ci piacerebbe prenderne uno. Poche settimane dopo, il primo marzo 1967, il Quartier Generale dell’Aeronautica Militare degli Stati Uniti diramò una circolare per informare tutti i centri di comando dei servizi segreti dell’esistenza di tali impostori che si qualificavano come ufficiali militari per condurre un’attività intimidatoria nei confronti di testimoni UFO, ordinando inoltre che tutto il personale militare e civile, ed in particolare gli ufficiali delle pubbliche relazioni e quelli che indagano casi UFO, che vengano a sapere di tali storie, devono notificarle immediatamente all’Ufficio Indagini Speciali più vicino e menzionando proprio (senza nominarlo espressamente) il caso delle foto sottratte a Heflin. 

CASO DHAL 

Il primo caso di una segnalazione di un agente M.I.B. avviene il 21 giugno del 1947, tre giorni prima l’avvistamento di Kanneth Arnold che diete il via all’ufologia. Harold Dhal, insieme a suo figlio, degli amici ed alcuni suoi amici, si trovavano a pescare in un lago ghiacciato, quando furono tutti testimoni dell’avvistamento del passagio di ben 5 UFO, scesi da una nube. I 5 UFO andarono a soccorere il sesto UFO rimasto incastrato a 500m di quota in una montagna ghiacciata. Uno dei 5 UFO sparò una raffica di oggetti che ferì il figlio di Dhele, ed uccisero il suo cane. Riuscì persino a scattare alcune foto agli oggetti, prima di scomparire a grandissima velocità. Il caso lo raccontò all’amico e collega Fred Crisman, e decisero di tornare sul luogo per ritrovare i frammenti dell’UFO. I due una volta essere arrivati sul posto cercano i frammenti. Alla fine è Crisman a trovarli, una volta abbassatori a prendere i frammenti, si vide un UFO sopra la sua testa. Rimasero fermi ad osservare le manovre incredibili dell’UFO, e dopo sparì a grandissima velocità. Il giorno dopo Dhal, viene chiamato a casa da una persona che gli dice di vedersi in un ristorante della zona, e che doveva dirgli alcune cose importanti. Il giorno dopo Dhal va all’appuntamento. L’uomo che doveva incontrare era una persona distinta, vestito tutto di nero, e con un cappello sempre nero. Aveva una camicia bianca candida, e una fina cravatta nera. Giacca, pantaloni, e scarpe nere. L’uomo si fa raccontare da Dhele ciò che aveva visto. E dopo finito il racconto, l’uomo con aria molto seria gli dice che se teneva alla propria salute, e a quella della sua famiglia doveva scordarsi di ciò che aveva visto. Dhele lo stesso giorno turbato dalle parole dell’uomo vestito di nero, chiama Kenneth Arnold testimone ufficiale del primo avvistamento di UFO. Gli dice se poteva intervistarlo insieme a Crisman sui loro avvistamenti, e di partecipare all’interrogatorio che ci sarebbe stato in una base USAF in california. Arnold accetta. Il giorno dopo i tre vanno alla base militare. Arnold presente, partecipa all’interrogatorio. Dhele e Crisman erano particolarmente agitati, e sudavano. In’oltre dissero che non riuscivano a ritrovare le foto dell’UFO che Dhele scattò nel suo primo avvistamento. Comunque da i frammenti ai militari, e che lo stesso giorno un aereo gli avrebbe portati ad analizare presso i servizi segreti dell’areonautica militare. Ma l’aereo non arrivò mai alla base. Una bomba fece esplodere l’aereo. Ma chi aveva messo una bomba sotto l’aereo? Palmer noto giornalista della rivista FATE che rese famoso il caso di Kenneth Arnold, stava per cominciare a scrivere l’articolo sull’incidente dell’aereo esploso, quando anche lui ebbe la visita di un agente vestito di nero. Questi con aria molto seccata, gli offrì una strana proposta: tutte le coordinate dell’aereo precipitato il 23 giugno (l’aereo che stava cercando anche Kenneth Arnold. C’era una grossa ricompensa economica per chi l’avesse trovato per primo) in cambio del silenzio sul caso Dahl. L’uomo conosceva alla perfezione il punto preciso ove si trovava l’aereo perduto, alle pendici del South Tacoma Glacier, molto a più a sud da dove tutti i piloti, compreso Arnold, lo avevano cercato. In questo modo Palmer avrebbe potuto intascare la taglia per il ritrovamento; in cambio però avrebbe dovuto censurare l’intervista di Arnold a Crisman e Dahl. Palmer rifiutò di vendersi; e per inciso, le informazioni del man in black si rivelarono esatte: l’aereo fu ritrovato proprio nel punto indicato. 

CASO VARGINHA 

Anche durante in uno dei casi più celebri dell’ufologia, avvenuto a Varginha in Brasile, il 20 gennaio 1996, dove un UFO si sarebbe schiantato nella zona, e che molti testimoni furono protagonisti di incontri ravvicinati con entità aliene. L’incontro con i M.I.B. ci sarebbe stato il 29 aprile dello stesso anno. Quattro uomini si presentarono alla casa di Liliana de Fatima e Valquiria Aparecida Silva, di 16 e 14 anni che vivevano con la madre, Luiza. Ben presto, si capisce che la loro visità è tutt’altro che amichevole e disinteressata. I quattro misteriosi individui, infatti, invitano esplicitamente le due ragazze a fare una …”ritrattazione particolare” in cambio di una imprecisata ricompensa, principalmente economica. Ma la signora Luiza si arrabbia e caccia a malo modo i quattro individui da casa sua. E non contenta denuncia, poco dopo, il fatto alla stampa. Ma cosa volevano i quattro misteriosi individui dalle ragazze? Centra per caso il loro misterioso incontro ravvicinato avvenuto il 20 gennaio dello stesso anno, con un entità aliena? Infatti nella lista dei tanti testimoni del misterioso evento del 96 in Brasile, ci sono anche loro nella lista. Forse in quattro individui per farle stare “zitte” sul caso, erano disposti a darli una grossa somma di denaro? Sembra proprio di si. 

LE IPOTESI 

Secondo le nostre ipotesi, e quelle degli altri ricercatori che prima di noi si sono interessati al caso dei M.I.B. ci sarebbero due particolari ipotesi di chi possano esseri questi personaggi. Nel primo caso pensiamo possano essere normali persone del governo, sicuramente “ombra” che si occupa di “tappare la bocca” a personaggi che in qualche modo sono venuti a sapere la realtà del fenomeno degli UFO. Ne è una prova il famigerato quanto enigmatico MJ-12. Nel secondo caso invece pensiamo possano essere gli stessi alieni, che vogliono mantenere il loro anonimato sulla terra. In fatti nella categoria delle diverse razze aliene, ne troviamo una molto interessante. Nel tipo Beta dove rientra l’alieno di tipo Nordico, angelico, buono, con i lunghi capelli biondi, preocupato per la salute della razza umana, e famoso per l’incontro avvenuto nel novembre del 1952 con George Adamsky (contattista), che ne sarebbe un altra seconda razza. Il Beta 2, ossia l’alieno M.I.B. Questo avrebbe il viso lungo, scarno, di colore bianco e anche alcune volte giallognolo. Andrebbero in giro sempre vestiti di nero, avvolte anche con occhiali da sole (sempre neri). Anche le loro auto, il più delle volte una Cadillac sarebbe anche questa nera. Questi parlerebbero a scatti, e sono molto veloci quando cammiano. Sono persino armati di un tubo luminoso, e di sfere anche queste luminose che lanciate, paralizerebbero la vittima di turno. Hanno un certo interesse per gli oggetti più comuni, come un tubetto di gel per capelli, ed una penna a biro, che poi se la porterebbero anche via. Non sono interessati a nessun tipo di contatto con gli umani, e sarebbero ancora più malvagi degli stessi grigi (Alfa 1), visto che questi sono più calcolatori che malvagi. Studiando il caso Hopkins è interessante notare che l’agente era senza capelli ne sopracciglia. A questo c’è un ulteriore ipotesi che segue quella aliena, cioè: sono forse ibridi creati dagli stessi alieni per intimidire i testimoni chiave che hanno particolari prove dell’esistenza aliena sulla terra? Può essere. 

Questi misteriosi personagi vestiti di nero, che prima sembrava essere una leggenda nel mondo dell’ufologia, o solo la ferdita fantasia del regista del film “M.I.B.” è invece una realtà al quanto macabra e spaventosa. 

Fonti e Bibliografia: 

Stuart Allen – MIB : who are the men in black? - UFO Magazine
Corrado Malanga – Gli UFO nella mente. - Tascabili Bompiani 
Toselli-Russo – chi ha paura dell’uomo in nero? Su www.ufo.it/testi/mib.htm
John Keel – The Mothman Prophecies - Sonzogno

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Il caso Linda Cortile - Un reale rapimento Alieno

Luglio 10, 2008

Nota dell’autore

Ci tengo a fare una mia “nota personale” prima di iniziare a presentare il caso. Personalmente ho sempre creduto al fenomeno del cosidetto “UFO-Abduction” che in gergo significa rapimento da parte degli alieni. Ho studiato svariati casi, riscontrando che non sono solo rari, ma sono anche più rari quelli più attendibili, documentati e provati con criteri scientifici, anche se la vera scienza, quella ufficiale non si espone neanche sul fenomeno UFO in generale, figuriamoci poi delle Abduction. 
Per i non esperti in materia, il fenomeno delle Abduction inizia a documentarsi e a conoscersi in maniera mondiale e negli organi di ricerca ufologica sin dagli inizi degli anni 70, è divenuto particolarmente popolare negli anni 80, con la pubblicazione dei libri a tema, di W. Strieber. Questo fenomeno è molto delicato, in quanto viene molte volte studiato usando materie scientifiche come la psicologia e la sociologia, e si ricorre spesso alle cosidette ipnosi regressive, per far riemergere i ricordi rimossi dai rapiti dagli alieni. Questo è un campo molto delicato dell’ufologia, senza dubbio il più delicato, che deve essere preso con le pinze, ed analizzato nel modo più razionale e curato possibile. Di casi particolarmente significativi ricordo il caso di Antonio Villas Boas avvenuto il 15 Ottobre del 1957 in Brasile. Il caso Barney e Betty Hill avvenuto nel 1961, in cui ho scritto anche un altro articolo. E poi questo che sto per trattare, il caso di Linda Cortile. Un caso recente, e assolutamente reale, così reale da rimanerne sconvolti.

Il caso di Linda Cortile fu reso noto per la prima volta dal ricercatore che ha seguito direttamente il caso, l’esperto in materia Bud Hopkins, uno dei migliori ricercatori di UFO-Abduction Americano, e forse del mondo. Ne venne parlato la prima volta al Congresso Annuale del MUFON (uno dei centri ufologici americani) ad Albuquerque, nel Nuovo Messico, dal 10 al 12 Luglio 1992. 
Nell’occasione Hopkins presento’ di persona Linda Cortile. Sul “MUFON UFO JOURNAL” del Settembre 1992 lo stesso Hopkins pubblico’ una grande quantità di dati che confermarono l’attendibilità di Linda, non che di testimoni oculari durante gli eventi del rapimento, i testimoni furono precisamente 7, e tutti confermarono le stesse descrizioni degli altri. Il caso Linda Cortile quindi, si presento’ come “l’Abduction del secolo”.

Ma passiamo ora a parlare direttamente di cosa avvenne alla donna.

Linda Cortile giovane donna italo-americana, risiede a Manhattan (New York), sposata, e madre di due bambini. Nell’Aprile del 1989 si mise in contatto con Bud Hopkins, in quanto sospettava di essere stata vittima di Abduction. Da alcune sedute di ipnosi regressiva, ci fu la prova definitiva che lei aveva avuto strane esperiene di rapimenti da parte degli alieni durante i suoi venti anni di età, e non dopo quell’età.
Ma la sera del 30 Novembre 1989 Hopkins ebbe un’altra telefonata da parte di Linda. La voce al telefono era sconvolta, raccontava di aver avuto durante le ore della notte un’altra esperienza di rapimento. Linda racconto’ che la sera precedente si era messa a lavare e stirare, mentre il marito e i bambini erano andati a dormire.
Il lavoro domestico duro’ più a lungo del previsto, ed ando’ al letto verso le 3 di mattina circa. una volta al letto, Linda inizio’ a sentire che le gambe si stavano iniziando a paralizzare, ed in poco tempo tutto il resto del corpo, ma rimase sempre sveglia e assolutamente lucida durante quello che stava accadendo. Poco dopo avverte una misteriosa presenza nella stanza.
Scorse poco dopo tre piccoli esseri macrocefali con grossi occhi neri che si stavano avvicinando verso il letto (i famosi grigi). Anche se Linda era per metà paralizzata, riusci a lanciare un cuscino contro i rapitori. Appena fatto quel gesto, si ritrovo’ completamente paralizzata, non riuscendo più a muovere neanche un muscolo del proprio corpo. 
Penso di averli fatti arrabbiare, e penso’ anche che avrebbero rapito i propri figli. Quello che venne dopo era tutto confuso, non riuscì a ricordare altro della sua esperienza con gli alieni, tranne vaghi ricordi come lei seduta sopra su un tavolo, e una sorta di macchina con degli strani strumenti che gli analizzavano la schiena, o anche una sorta di “tessuto bianco” che saliva verso i suoi occhi e poi ricadeva. 
Hopkins la fece stare calma, per quanto fosse stato possibile al telefono, e gli fisso’ subito un incontro, per sottoporla ad ipnosi regressiva. Dalla seduta uscì che si trovava al letto paralizzata, e che tre o quattro umanoidi si trovavano vicino a lei. La presero e la portarono nel soggiorno di casa, e da lì la costrinsero a passare dalla finestra del suo appartamento che si trova al 12° piano.
Fluttuo’ dentro una potente luce bianco-bluastra in posizione fetale, entrando poi dentro un’ingresso circolare di un grosso velivolo volante che stazionava sopra il tetto dell’edificio. 
Il resto dell’esperienza risultò essere la tipica fenomenologia delle Abduction: posizionata sopra un tavolo ed esaminata da piccoli esseri dentro una grossa stanza con delle luci. Venne esaminata come lei si era vagamente ricordata, con una sorta di macchina, che le toccavano la schiena, sicuramente per analizzare qualcosa. Una volta finito l’esame da parte degli alieni, lei viene riportata dallo stesso fascio di luce da circa mezzo metro di altezza, dal tetto, fino al suo letto. Tornata nel letto, cerco’ di chiamare il marito che pero’ sembrava morto. Così corse dai suoi bambini che pero’ anche loro risultavano completamente paralizzati senza il minimo segno di vita. 
La donna prende così uno specchietto e lo posiziona sotto la bocca di uno dei bambini, e vedeva che si appannava, capì quindi che erano vivi. Poco dopo sentì anche il marito che russava, e si sentì subito sollevata, in quanto pensava che gli avessero ucciso tutta la famiglia. Linda confesso’ ad Hopkins di aver provato un senso di vergogna in quanto riteneva di essersi trovata nuda, mentre si trovava dentro il fascio di luce. Infatti il tessuto bianco che vedeva alzarsi e abbassarsi poteva essere la vestaglia che portava quella notte.

Ai primi di febbraio del 1991 Hopkins ricevette una lettera battuta a macchina e firmata “Robert e Dan”, senza cognomi ne indirizzi di recapito. Chi scriveva erano due agenti di polizia, che all’inizio non erano decisi se scrivere la lettera o no. La lettera riportava di un loro probabile avvistamento avvenuto la notte del rapimento di Linda Cortile. 
Alla fine di novembre 1989, verso le 3 o le 3.30 del mattino riporta la lettera, i due agenti si trovavano a fare servizio presso Manhattan, vicino il ponte di Brooklin. All’improvviso avvistano un oggetto ovale volante luminoso che si trovava a due o tre isolati di distanza. Le luci erano di colore arancione, e variano dal blu-biancastro al rossastro, che provenivano dalla parte inferiore del velivolo.
L’oggetto a detta dei due poliziotti, si abbasso’ fino al 12°piano di un’appartamento. I due presero un binocolo e quello che videro fu davvero scioccante: dissero di aver visto una donna in vestaglia bianca uscire dalla finestra da una grossa luce bianco-blu con tre umanoidi vicino la donna, uno sopra e due sotto. 
Una volta che la donna e i tre umanoidi entrarono nell’oggetto, questo immediatamente si avvicino’ verso i due poliziotti, sorpassarono il ponte di Brooklin, ed infine si immerse nelle acque dell’Est River. 
L’UFO non riemerse più dalle acque, al meno per i 45 minuti che i due poliziotti si trovarono sul posto, che per ragioni di servizio non poterono rimanere sul posto. I due testimoni pero’, al momento volevano rimanere anonimi, data la loro delicata professione.
L’emozione di Hopkins alla lettera, fu davvero enorme. Questa era una vera prova. Hopkins capì che i due avevano assistito all’Abduction di Linda Cortile, e tutto coincideva: zona del rapimento, orario, appartamento, la donna, la vestaglia bianca, gli alieni, l’UFO e la luce di quest’ultimo. 
Hopkins così contatto’ Linda e nel suo studio gli fece leggere la lettera, e ne rimase molto turbata, in quanto sognava con tutto il cuore che quello che aveva avuto fosse solamente un brutto incubo, ma non fu così. Alcune settimane dopo Linda telefono’ ad Hopkins dicendo che i due poliziotti erano andati a trovarla, e con molta compassione l’abbracciarono chiedendo come stava, e se gli avessero fatto del male. Si rifiuto’ comunque di raccontare ai due agenti di quello che fosse successo.
Richard e Dan comunque vollero rimanere anonimi, dicendo che visto il loro lavoro non sarebbe giovato molto se i loro nomi sarebbero apparsi in una storia sugli UFO. Successivamente pero’ i due agenti scrivettero più volte ad Hopkins, tre volte Dan, sette volte Richards. Quest’ultimo infatti invio’ al ricercatore anche un’audiocassetta.
Nella prima lettera di Dan invece, si capisce del perché di così tanta riservatezza. Spiego’ che quella notte avevano nell’auto un’importante uomo politico, e che dovevano portarlo all’aeroporto della zona. Spiego’ anche un fatto molto ricorrente negli avvistamenti di UFO.
La loro auto non riuscì più a funzionare, e si spense durante il passaggio dell’UFO, lo stesso per la radio che funziono’ male, e lo stesso vale anche per il telefono che avevano a bordo del veicolo. Una volta che l’UFO ando’ via pero’, l’auto torno’ a funzionare, compresa anche radio e telefono. 
Nell’audiocassetta mandata da Richard, l’uomo raccontava il fatto in cui la donna aveva una vestaglia bianca che svolazzava (come detto da Linda sul misterioso tessuto bianco) e che gli umanoidi compresa Linda, erano in posizione fetale durante il volo verso l’UFO tramite il fascio luminoso.

Nell’autunno del 1991 poi, una donna contatto’ Hopkins dicendo di aver assistito al rapimento di Linda dal ponte di Brooklin.

Nell’incontro con Hopkins, la donna racconto’ che mentre si trovava con la propria auto, l’auto si spense, e con lei anche le luci del ponte. Avvisto’ poco dopo il rapimento di Linda, con le stesse parole dette dai due agenti di polizia, compreso il fascio luminoso e la posizione fetale degli umanoidi e di Linda. Sia i due agenti che la donna confermarono che c’erano altri testimoni dell’evento. Hopkins dichiaro’ di aver interrogato ben sette persone. 
Una di questi testimoni, un’altra donna, non vide l’Abduction, ma un’oggetto volante di colore arancio rossastro in cielo, lo stesso tipo di colore descritto dai due agenti di polizia. anche questo racconto combacio’ perfettamente, sia luogo dell’avvistamento, sia l’orario. Hopkins in oltre dichiaro’ di aver tenuto per se alcuni dettagli sul caso, così che se ci fossero stati altri testimoni, avrebbe potuto capire l’affidabilità di questi, controllando la descrizione degli altri testimoni già interrogati. 

Il caso Cortile, afferma Hopkins, è davvero eccezionale, grazie alle prove di svariati testimoni indipedenti, dalla loro quantità e qualità. In oltre a favore della realtà del caso ci sono altre prove, come: le lettere, dichiarazioni registrate, disegni, relazioni verbali e anche videocassette. Fu compiuto quindi un vero e proprio lavoro di indagine accuratissimo, senza tralasciare nulla.
Il caso poi venne anche seguito da un ufficiale di polizia, e durante le sedute di regressione ipnotica di Linda, erano presenti due psichiatri e psicologi .Gli stessi furono presenti anche durante l’interrogatori dei sette testimoni, così che potessero studiare con cura i loro stadi emotivi, affermando che fossero assolutamente attendibili e che quello che raccontavano era la verità. 
L’agente Dan in particolare subì poi un vero e proprio tracollo psicologico. 

Hopkins ci fece anche capire da alcune sue dichiarazioni, di aver parlato anche con l’uomo politico che si trovava nell’auto con Richard e Dan, e che confermo’ la verità dei fatti. Hopkins continuo’ dicendo di non poter dire altro, ma che confermava che le prove c’erano, e non bisognava avere altro per rendere vero il caso di Linda Cortile, considerando anche che la protagonista principale della storia non aveva nessun tipo di problema a livello mentale, ne tanto meno ebbe fama e soldi dopo questa sua esperienza. Era una semplice donna sposata con due figli, niente di più naturale. Questo rende il caso Cortile davvero “speciale”.

Ancora oggi il caso è senza una spiegazione scientifica, e ritenuto uno dei pochi casi di Abduction più veri e significativi della casistica ufologica mondiale.

Di Alessandro Cacciatore (Alessandro*)

Fonti:
Mufon UFO Journal agosto 1992
CUN - CentroUfologicoNazionale

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La battaglia di Los Angeles

Luglio 10, 2008

 

A cura di Alessandro Cacciatore (Alessandro*)

Il caso che vi sto per parlare è uno dei casi più importanti della casistica ufologica non ufficiale. Voi vi chiederete forse, perché non ufficiale? Ve lo spiego subito. Il caso in questione è avvenunto nel 1942, ben 5 anni prima dell’avvistamento ufficiale che diede il via all’ufologia nel 1947.

E’ il 25 Febbraio del 1942, ci troviamo a Los Angeles. Era passata una settimana dall’attacco a Pearl Harbour, quando alle prime ore del mattino un gigantesco oggetto volante crea un black-out generale in tutta la California del Sud. Una dozzina di riflettori della 37°Brigata di Artiglieria Costiera, interccettano immediatamente il velivolo, che pensano subito trattarsi di un nuovo velivolo di fabbricazione Giapponese, con intenzioni ovviamente ostili, ma non era da biasimare un certo tipo di psicosi presso il gruppo militare della California, perché come vi ho già detto, era appena terminata la battaglia a Pearl Harbour. Pensando quindi che il velivolo era pronto ad attaccare la città, la Brigata apre il fuco contro il gigantesco velivolo. 
Centinai furono i proiettili sparati contro il misterioso oggetto volante, sotto la grande paura dei cittadini terrorizzati difronte lo spaventoso evento. Le raffiche che i militari e la marina spararono contro l’UFO, furono invane, in quanto non si fece probabilmente il minimo danno, e proseguì il suo volo costante, presso Long Beach, per poi sparire definitivamente. Sei persone morirono durante l’attacco del gigantesco UFO, che pero’ non rispose con metodi ostile. 
Il giorno dopo, sul quotidiano Los Angeles Times, apparve una descrizione dell’UFO: ” Una folla infreddolita guarda il cielo illuminato dai colpi dell’artiglieria. Le esplosioni forarono l’oscurità come piccole stelle fiammeggianti… le luci dei riflettori sembrano dita protese a scrutare il cielo notturno… Urlano le sirene antiaeree… Prendete quegli sporchi invasori! “ e ovunque echeggiano le grida dei militari e della polizia. 
Ma l’oggetto nel cielo si muoveva lentamente, catturato al centro delle luci come il mozzo della ruota di una bicicletta circondato dai raggi splendenti.
Il fuoco sembrava esplodere in cerchio tutto attorno al bersaglio.
Gli astanti, tremanti al gelo del primo mattino, comunque non hanno avuto la possibilità di vedere un solo velivolo precipitare o bombe sganciate. “Forse è solo un’esercitazione”, ha rimarcato qualcuno. ”Test un accidente! “ è stata la risposta. “Non spari in aria tutto quel metallo a meno che non stai cercando di tirare giu’ qualcosa. “ 
L’oggetto bersagliato continuava a muoversi fiancheggiato dalle esplosioni vermiglie, mentre le casalinghe, avvolte dalle loro vestaglie, rabbrividivano e guardavano quella scena terrificante.

Dopo il fatto che successe la notte prima, rimaniamo piuttosto esterrefatti dal fatto che l’articolo del giornale non riporta una descrizione dell’UFO ne tanto meno si parla di UFO, anche se l’esercito dichiarò che fosse un reale allarme, quindi non un esercitazione militare o della marina. 
Ma chi era allora l’intruso se non i Giapponesi? Se fossero stati loro, ci sarebbe sicuramente stato un attacco, cosa che invece non c’è stata.

Su conferma della presenza di aeromobili non identificati da parte del comando di San Francisco, due furono le dichiarazioni ufficiali della Marina di Washington in merito il misterioso evento: la prima liquidava la faccenda, per ordine del Segretario Frank Knox.
La seconda dichiara invece che l’oggetto che volò sopra Los Angeles rimase non identificato. Un lato positivo sulla faccenda fu quello invece, in cui il comando dell’Army’s Western Defense, confermò che il black-out sulla città, fu causa del velivolo volante, come anche per l’attacco massiccio delle contraeree. Infatti il Black-Out colpiva anche le zone al confine Messicano e della San Joaquin Valley. Altre notizie confermano anche che non furono lanciate bombe al suolo, e che nessun velivolo o aereo era stato abbattuto. 

Lo scrittore Ralph Blum, che all’epoca aveva nove anni, scrisse che credette ad un attacco da parte dei Giapponesi: 

“C’erano le sirene, luci di riflettori, proiettili della contraerea che esplodevano in gran quantità nei cieli di Los Angeles. Mio padre, che nella Prima Guerra Mondiale era stato un osservatore dell’aeronautica e riconosceva l’artiglieria pesante quando la udiva, disse a mia madre di portare le mie sorelline nel rifugio sotterraneo, mentre io andavo con lui sul balcone al piano di sopra. Che scena! Erano passate le tre del mattino: le luci dei riflettori sondavano il cielo a occidente. Tra coloro che sparavano contro gli intrusi volanti riconoscemmo gli artiglieri del 65° reggimento Artiglieria Costiera di Inglewood e il 205° reggimento della contraerea di Santa Monica. L’oggetto bianco a forma di sigaro incassò molti colpi diretti, ma continuò il suo volo verso est”.

I testimoni da terra invece, confermarono tutti la stessa tesi, e cioè che c’erano più di 25 UFO nel cielo, quella notte. L’allora redattore del Los Angeles Herald Examiner, Peter Jenkins, scrisse:

“Vidi chiaramente la formazione a V di circa 25 velivoli argentei che muovevano lentamente verso Long Beach”.

Il capo della Polizia di Long Beach, J.H. McLelland dichiarò:

“Vidi quella che fu descritta come la seconda ondata di aerei dall’ultimo dei sette piani del municipio di Long Beach. Un osservatore della Marina con un potente binocolo Carl Zeiss, disse di aver contato nove velivoli nel cono dei riflettori. Il gruppo (di UFO) passava da un cono di luce all’altro, e sotto il fuoco delle mitragliatrici dell’artiglieria antiaerea volò dalla direzione di Redondo Beach e Inglewood a Fort MacArthur e continuò verso Santa Ana e Huntington Beach. Il fuoco dell’antiaerea era così pesante che era impossibile sentire il rombo dei motori degli aerei”.

Infine il reporter del Los Angeles Times, Bill Henrey, che parlò ampliamente del caso, scrisse:

“Pur trovandomi a notevole distanza dall’oggetto lo vidi chiaramente, ma senza poterlo identificare… sarei pronto a scommettere che su quell’oggetto è stato diretto un gran numero di colpi”. La “Battaglia di Los Angeles” come oggi viene ricordata, è durata ben 20 minuti. Verso le 2:21del mattino, il generale John L. De Witt, diede l’ordine di cessare il fuoco, mettendo fine a quel lungo giorno di inferno.

Del caso ne esiste una foto, che ad oggi è stata analizzata accuratamente grazie a programmi di grafica, confermando che la forma dell’oggetto non identificato era allungata e discoidale. 

Come per ogni buon caso ufologico che si rispetti, sono molti i misteri che rimangono con il passare del tempo, per anni ed anni. Ma qui il fatto è ancora più curioso in quanto, è un avvistamento collettivo, abbiamo a che fare con un oggetto di grandi proporzioni, senza l’adeguatezza dell’identificazione del velivolo stesso, e dell’attacco dei militari e della marina, è possibile che ancora oggi il caso ne viene poche volte trattato, ed è perfino poco conosciuto e documentato? In oltre, cosa avranno pensato i militari riguardo questo grave fatto? Cosa successe davvero quella notte? Si dice che molte cose devono rimanere un mistero perché tali, ma non in questo caso, sono morte sei persone, e bisognava avere il diritto di sapere. Ma così non è stato. 

Fonti:
www.setiufo.org 
www.edicolaweb.net

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UFO: La storia segreta

Luglio 10, 2008

A cura di Alessandro Cacciatore (Alessandro*)    

Esiste una storia sugli UFO che è possibile trovare facilmente su ogni buon libro di ufologia, una letteratura molto ampia e piena zeppa di informazioni per comprendere quante cose ci vengono nascoste. La storia ufficiale degli UFO pero’, dovrebbe essere retrodatta di alcuni anni, quando il mondo scoprì per la prima volta misteriosi razzi fantasma nei cieli dell’Europa. A questo punto, la reale storia dell’ufologia, grazie alle ufficiali e segrete inchieste militari e dei relativi cover-up (insabbiamenti) viene spostato nel Vecchio Continente, e non già nel Nuovo, a Roswell. 
I “Flap” che in gergo ufologico significano ondata di avvistamenti, fu segnalata nella storia ufficiale degli UFO fin dal 1947, data ufficiale della nascita del fenomeno quando Kenneth Arnold avvisto’ nei pressi del monte Rainier nello stato di Washington nove oggetti alati che si spostavano in formazione, ad una velocità di almeno 1.900km/h. In quello stesso anno si regisitrarono in America centinai di avvistamenti di misteriosi oggetti volanti insoliti. Le altre ondate ufficiale avvennero nel 1952, 1954 in ogni parte del mondo, non solo quindi negli Stati Uniti.
Nel 1974 e nel 1978 il flap avrebbe colpito l’Italia con centiani di avvistamenti di ogni tipo diverso. Ma nella nostra inchiesta sulla storia meno conosciuta degli UFO, dobbiamo spostarci a qualche anno prima, cioè agli avvistamenti dei misteriosi razzi fantasma che avevo accennato in precedenza. Tra il 1940 ed il 1946 la Svezia fu colpita da un flap in piena regola e che aveva interessato anche tutto il resto dell’Europa. La Svezia quindi aveva organizzato una massiccia rete di sorveglianza aerea, per dare la caccia ai misteriosi velivoli che violavano lo spazio aereo.
Come sempre accade quando si tratta di UFO. Già all’inizio del fenomeno quindi, vennero fatte le cose in grande. Centinai di posti di osservazione, gestiti dai militari, scrutavano il cielo per individuare i misteriosi razzi o fuso volanti, che sfrecciavano ogni giorno ad incredibile velocità sulla città. La Svezia era sicura che questi razzi fantasma, fossero in realtà delle armi segrete germaniche, e subito ribattezzata dalla stampa di Stoccolma come le cosidette “V-3”.
Le V-3 avevano sorvolato le città svedesi nell’estate del 44-45, ma misteriosamente non cadevano al suolo esplodendo, come accadeva di solito.
Semplicemente, questi oggetti si limitavano a sorvolare il cielo delle città. Negli archivi della Difesa, si trovarono catalogati ben 16.000 segnalazioni o forse di più, segno che il fenomeno venne avvistato quasi da tutti, dove pero’ circa 5.890 delle quali non identificate. Nel Gennaio del 45 pero’ Stoccolma attacco’ Berlino.
I Svedesi erano infatti sicuri che le V-3 arrivarono dalla vicina base di Peenemunde. Ma fu una valutazione sbagliata, in quanto l’ondata di avvistamenti interesso’ anche gli altri paesi, inclusa l’Italia. Il Corriere della Sera del 19 settembre 1946 scrisse: «Un altro fenomeno simile a quello registrato l’altra sera alle 22 nel cielo di Modena si è verificato a Imola alle 19:34. Un bolide infuocato ha descritto una breve parabola lasciando una scia luminosa di fuoco. Poichè a quell’ora c’era ancora una discreta luminosità, si ritiene che non si tratti di una delle solite meteore frequenti nelle notti estive. Ancora non è possibile stabilire la natura effettiva del bolide». 
Due giorni prima invece, il Corriere aveva parlato di un siluro volante, avvistato nei cieli di Belgrado. Durante l’avvistamento, i testimoni non udirono nessuna esplosione, né durante l’avvistamento, né dopo la scomparsa della presunta bomba volante. «Misteriosi proiettili volanti sono stati osservati più volte nel corso di molti mesi nei cieli della Svezia». Lo stesso giornale avrebbe scritto, il 21 settembre: «Misteriose meteore anche nei cieli africani, sopra i distretti occidentali dell’Africa settentrionale. Vengono descritte come globi gialli con lunghi filamenti di fiamme e una luce giallastra in coda».
Otto giorni dopo, il meteorologo, il Professor Filippo Eredia, affermava che i misteriosi oggetti volanti non erano altro che meteore, una spiegazione non sono assolutamente sbagliate, ma che non convinsero nessuno. Purtroppo le descrizioni della stampa erano tutte differenti, e questo contribui alla nascita della psicosi dell’arma segreta, pensando che potesse nascere una guerra. Più tardi pero’, ci fu un’importante novità: un documento top-secret inviato il 4 Settembre 1946 da una spia che si firmava con lo pseudonimo di “Mr.Lyon, inviava il documento presso il Dipartimento di Stato Americano, indirizzata al responsabile dell’ufficio, Jack Morgan.
La relazione diceva: «Sebbene 800 segnalazioni» diceva il documento «siano già state ricevute ed altre ne stiano arrivando, gli svedesi non hanno ancora delle prove definitive. Rapporti dettagliati sono stati inviati a Washington dai nostri militari e dai distaccamenti navali. 
Un mio informatore personale è convinto che la Russia stia sperimentando un’arma segreta. Ha promesso di avvisarmi se verrà scoperto qualcosa di concreto…». Se ora ci spostiamo ancora qualche anno in dietro, possiamo constatare che molti avvistamenti di UFO vennero segnalati soprattutto nell’Italia del Ventennio, in modo particolare a Milano e nel resto della Lombardia. 
I primi avvistamenti risalgono al 1933, quando a seguito di uno schianto o atterraggio di un velivolo sconosciuto (molto probabilmente un disco volante), Mussolini aveva segretamente creato un suo personale gruppo speciale, dedito alle indagini su queste misteriose segnalazioni. Il gruppo segreto venne chiamato “Gabinetto RS/33”, con sede all’Università La Sapienza di Roma, comandato formalmente dal Fisico Guglielmo Marconi, e dal suo vice, l’astronomo Gino Cecchini. Il gruppo cercava in tutti i modi di stabilire la natura dei misteriosi velivoli non convenzionali schedati.
Questi oggetti misteriosi, avevamo un tempo anche allarmati gli Americani, qualche anno dopo della storia degli “UFO di Mussolini”, precisamente a partire durante la seconda guerra mondiale. Questi oggetti di forma sferica, denominati “Foo-Fighters”(caccia di fuoco) erano di colori svariati, che andavano dal bianco, al rosso, all’arancione, seguivano gli aerei Americani e quelli alleati per tutto il tempo dell’esercitazione, come se studiassero le loro tipologie di volo.
A prova di queste altre segnalazioni ci sono testimonianze dei piloti militari, e svariate fotografie che ritraggono questi oggetti sferici o circolari vicino alle code degli aerei o ai lati. Alcune volte i militari hanno aperto il fuoco contro i Foo, per paura che potessero essere ostili, ma non successe mai niente, e fu come se i proiettili rimbalzassero contro gli oggetti, senza il minimo danno. 
Ma questi oggetti non avevano mai avuto reazioni ostili, si limitavano a seguire gli aerei per brevi tratti e poi allontanarsi a notevole velocità e sparire. Gli Americani riguardo queste strane segnalazioni, puntarono il dito contro i Tedeschi avvermando che fossero armi segrete, ma sappiamo oggi che anche i Tedeschi avevano avuto “incontri ravvicinati” con i foo, il che portava a significare che nessuno delle due parti, sia Americani che Tedeschi, compresi ance gli alleati, non c’entravano assolutamente niente con quei misteriosi oggetti volanti.
I foo erano stati anche fotografati sopra Los Angeles il 24 Febbraio del 1942, qualche anno prima quindi della nascità ufficiale del fenomeno foo-fighters. A seguito dell’avvistamento su Los Angeles, venne inviato un rapporto dal generale dell’USAF,Marshall , al Presidente, ed in molte altre occasioni. A lungo si è pensato che anche gli inglesi avessero recuperato del materiale fotografico, ma una serie di immagini divulgate dalla stampa ufologica degli anni Novanta sono risultate essere delle contraffazioni ricavate da un film di guerra. 
In poche parole, tutti davano la colpa allo schieramento nemico della contro parte, ma in realtà nessuno era il vero “colpevole”. La smentita russa avrebbe aumentato nuove dicerie, dalle V-2 americane sfuggite al controllo ai “globi di aria elettrizzata” prodotti dalle esplosioni nucleari. Un insieme di teorie inutili e senza fondamento logico, che constrinse nientemeno che David Lienthal, il presidente dell’AEC (Atomic Energy Commission) che infatti aveva molto a che fare con il fenomeno degli UFO, in quanto in quegli anni come stiamo vedendo, si vedeva la teoria delle armi nucleari. Così Lienthal rumpe il silenzio, e dichiaro’ alla stampa: «Non posso permettere a chicchessia dì esprimere pareri e dire simili sciocchezze!». 
In realtà anche i Russi guardavano con occhio interessato al fenomeno degli UFO. A metà Marzo del 1950 una grande ondata di avvistamenti, aveva interessato tutto il mondo, dall’Italia all’America, dal Portogallo al Messico. La notizia veniva anche riportata sui giornali del giorno 22. Ed ecco che, tre giorni dopo, l’URSS scese in campo, e spedì segretamente nell’Europa occidentale uno dei suoi uomini migliori, il maresciallo Von Paulus, proprio il militare nazista che si era arreso ai russi durante la battaglia di Stalingrado. Quindi furono tantissime le indicazioni, che ci fanno pensare che non solo Von Paulus fosse diventanto una spia dei russi, ma che avesse perfino inviato dei documenti top-secret riguardo le “V-7”, cioè dei prototipi aerei a forma molto simile ai dischi volanti, studiati dai nazisti in totale segreto durante la seconda guerra mondiale, dopo che Hitler seppe della creazione ed esistenza del Gabinetto RS/33 capitanato dal suo alleato, il Duce. Fatto sta che, nel ’50 l’ex nazista venne infiltrato nella Germania francese, per riferire di una misteriosa ondata di avvistamenti. Il 4 agosto del 1950 infatti, egli scrisse al colonnello Mildred, dicendo queste testuali parole: «dal 3 luglio oggetti rotondi sono stati segnalati sopra l’impianto AEC di Hanford. I jet dell’Air Force hanno tentato l’intercettazione con risultati negativi. L’AEC ha confermato che le indagini continuano». 
Questo ci porta a capire che I Russi volevano sapere tutto, ma proprio tutto sulle indagini segretissime degli Americani riguardo il fenomeno degli UFO. Molte informazioni sono oggi disponibili grazie al più famoso ricercatore ufologico del mondo, Joseph Allen Hynek, considerato il nostro “padre”, per noi che ci occupiamo di ufologia. Hynek fu già consulente del progetto “Sign” per studiare gli UFO durante gli anni 50. Hynek passo’ da uno stato di totale scetticismo, a totale possibilista del fenomeno. Hynek fondo’ poi un suo personale gruppo ufologico privato a Evanston, dove senza condizionamento politici e di insabbiamenti, avrebbe potuto studiare, con totale sicurezza il fenomeno, usufruendo della collaborazione di un collegio di scienziati, mossi come lui dal “sapere”, sparsi per il mondo. La sua serietà e professionalità sono simbolo di una vera competenza scientifica senza precedenti, riguardo il fenomeno degli UFO.
Grazie ad Hynek, abbiamo ora le famosi terminologie, come: incontri ravvicinati. Caso-radar visuale, luce notturna, disco diurno, effetti fisici ed altro. Hynek era astronomo, professore della Northwestern University, già direttore aggiunto dello Smithsonian Astrophisycal Observatory di Cambridge, direttore del centro di ricerca astronomica Lindheimer.
La sua fama va riconosciuta come un tributo agli oltre vent’anni passati come consulente scientifico dell’USAF a studiare i dischi volanti. Autore di tre interessantissimi libri (The UFO experience, 1972; Rapporto sugli UFO, 1977; UFO realtà di un fenomeno, 1975 in collaborazione di Jacques Vallèe). Hynek era profondamente convinto che l’Ufologia dovesse diventare un interesse scientifico a livello internazionale. E lo dichiaro’ così: «Quando l’annosa questione degli UFO troverà finalmente una risposta, sono convinto che si mostrerà essere non solo un piccolo passo in avanti nel cammino dell’uomo e della sua scienza, ma un vero e proprio poderoso quanto inatteso balzo quantico in avanti».
Per questo motivo il convertito Hynek non sopportò le ingerenze dei debunkers (insabbiatori) governativi. «Ricordo la mia delusione quando, in occasione di una mia visita all’Università del Colorado, dopo solo due settimane dall’inizio delle ricerche, uno dei membri indicò su una lavagna quale forma avrebbe dovuto assumere il rapporto conclusivo, quali avrebbero dovuto essere i titoli dei vari capitoli, quanto spazio dovesse occupare ognuno di essi. Dal suo atteggiamento capì quali sarebbero stati il tono e il contenuto del rapporto». 
E per quanto riguarda gli uomini dei servizi segreti disse: «Conosco il loro compito. Era stato ordinato loro di non spaventare il pubblico, di non smuovere le acque e l’ho sperimentato coi miei occhi. Quando si trovano di fronte ad un evento che non sono in grado di spiegare, e ce ne sono parecchi, fanno il punto della situazione escludendo i media. Sì, è così. Quando gli avvistamenti sono molto difficili da screditare, essi fanno letteralmente i salti mortali per lasciare fuori i media. 
E’ questo il loro compito, per giusto o sbagliato che sia: evitare che la gente possa restare coinvolta…». Per evitare poi che informazioni vitali sugli UFO potessero uscire fuori al pubblico, tramite una fuga di notizie, il Pentagono invento’ delle multe salatissime(circa 10.000 dollari) e diversi anni di galera (circa 10 anni) per tutti i militari che avrebbero raccontato dei loro avvistamenti, o di informazzioni classificate top-secret sugli UFO. Per questo molti funzionari ora in pensione, definirono i loro anni passati di lavoro come “un incubo”. Questa procedura si chiamava Janap 146.
La CIA (Central Intelligence Agency) avrebbe provveduto poi, servendosi di posti strategicamente scelti per screditare il fenomeno, come le redazioni dei grandi giornali, che con questo avrebbero potuto controllare le fuori uscite di notizie sugli UFO, e decidere quali far pubblicare, e quali no, ovviamente analizzando con cura le prove che c’erano negli articoli di giornali. Si sarebbero poi serviti di infami scienziati che intrufolandosi come vere e proprie spie, dentro le più prestigiose accademie scientifiche, avrebbero sparato a zero sugli UFO, e su ogni tipo di testimonianza che sarebbe arrivata col tempo.
Infatti la tattica non era tanto quella di negare il fenomeno, in quanto forse era impossibile, ma era quella di screditare gli UFOtestimoni, affermano che fossero solamente poveri drogati, pazzi mentali, visionari, o ubriaconi, senza un apice di attendibilità. Se questo non bastava, si passava alle minacce in stile mafioso, e perfino all’omicidio. Ne è una prova il caso Frank Edwars, un notissimo giornalista Americano che faceva importanti ed attendibilissime inchieste esplosive sugli UFO. Questo era solito invitare persone di altissima attendibilità, come alti ufficiali militari e piloti delle Forze Armate. 
Questo fece smuovere gli organi più alti della CIA, che passarono subito all’attacco. Risultato? Frank Edwars venne trovato cadavere. Ma si dovette aspettare gli anni 60, che l’Ufologia inizio’ a piangere i suoi pionieri. Infatti dal 1967 fu la volta di Richard Church e Arthur Bryant, quest’ultimo noto per un clamoroso avvistamento di UFO sopra Scoriton. «Una tecnica della CIA, in certi anni, consisteva nell’omicidio politico» commentò nel luglio 1994 il parlamentare Mario Capanna a Raiuno. Qualche anno prima, precisamente nel 1962, moriva anche Wilber Smith, capo del progetto canadese Magnet, poco dopo aver rivelato l’esistenza di un organo supersegreto sovragovernativo degli USA. 
La morte di Smith fu pero’ preceduta da Edward Russell, investigatore dissociato dalla menzogna del progetto Blue Book. Il Blue Book infatti era un progetto statunitense finanziato dall’USAF per investigare sulle segnalazioni degli UFO. Una analoga morte, fu anche quella dell’inglese Waveney Girvan, fondatore della Flyng Sourcer Rewiew. Agli inizi del 1968 tocco’ ad Olavo Fontes, che investigo’ su un misterioso caso di un UFOcrash (schianto di un UFO) ad Ubatuba, in Brasile. 
La morte di Fontes, fu seguita dal generale francese Ailleret, quattro giorni dopo aver annunciato di voler aprire una serie inchiesta di studio sui dischi volanti. Nel 1971 ci lasciava poi James McDonald, trovato suicida in pieno deserto dell’Arizona. Che l’argomento sia stato top-secret fino a poco tempo fa, quando finalmente un po’ di nebbia si è diradata lo confermo’ un agente di San Antonio, con un meno al direttore dell’FBI J.Hedgar Hoover, in data 31 gennaio 1949: «…il soggetto delle aeronavi non identificate o dischi volanti è considerato dall’Esercito e dall’Aviazione come top secret, con un livello di segretezza addirittura superiore a quello della bomba atomica».

Bibliografia:

Gli UFO e la CIA – Di Alfredo Lissoni

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Continuano gli incidenti a Canneto di Caronia

Giugno 14, 2008

Tratto dal num.28 di Gennaio della rivista Area 51

di Lia S.

Il primo incendio spontaneo che atterrì gli abitanti di Canneto risale al Dicembre 2003 e, dopo anni di ricerche da parte di tecnici ed esperti, nessuno riesce a capire cosa origini le microonde elettromagnetiche che innescano gli incendi e distruggono o danneggiano ogni cosa.

Non si tratta solo di elettrodomestici che prendono fuoco, la lista di strani e spiacevoli incidenti è molto più lunga e complessa e gli ultimi eventi risalgono a qualche settimana fa. Allora, abbiamo raggiunto Caronia, abbiamo parlato per giorni con I suoi abitanti, persone straordinarie che ci hanno accolto con gentilezza e disponibilità spiegandoci tutto quello che è accaduto e che sta accadendo ancora oggi.

Oltre ad elettrodomestici che si incendiavano autonomamente liquefacendosi davanti agli occhi dei cittadini e delle forze dell´ordine presenti, si contano innumerevoli danni di natura diversa, ad esempio la foratura di tubi dell´acqua. I testimoni parlano di un foro perfetto, come prodotto da un laser, oltrepassando le strutture in muratura senza danneggiarle, un foro dello stesso diametro è stato trovato su un finestrino di una macchina. Inoltre, ad un autoveicolo di proprietà del signor Pezzino esplodeva continuamente un vetro, sempre lo stesso, per ben tre volte. Il proprietario parla di implosione, perché i frammenti di vetro si scagliavano verso l´interno del veicolo. La macchina fu oggetto di studio, ma non è stata riscontrata alcuna anomalia nella struttura. Il signor Pezzino decise comunque di vendere la sua auto, che adesso si trova ad Acquedolci, un paese poco distante da Canneto, e non ha più creato problemi analoghi all´attuale proprietario.

L´ultima relazione dei Consulenti Tecnici d´Ufficio, CTU, redatta il 24 Settembre 2007 enumera le seguenti segnalazioni:

- L´anomala, costante attivazione dei rivelatori di fumo situati in ogni stanza di ogni abitazione del paese.

- Dodici avvistamenti nell´atmosfera, ma specifica che sono tutte state segnalate dalla stessa persona, la stessa che nel periodo dal 15 Gennaio 2004 al 15 Marzo ha segnalato sei avvistamenti analoghi su nove.

- Anomalie su impianti elettrici interni.

- Anomalie su impianti citofonici.

- Anomalie sui telefoni cellulari.

- Malfunzionamento delle sbarre del passaggio a livello della ferrovia.

- Incendio di un terreno incolto tra i binari della ferrovia e il litorale.

- Anomalie su parti elettriche di un motore nautico.

- Anomalie sull´impianto elettrico di un´autovettura.

Durante la nostra permanenza a Canneto, per primi abbiamo avuto notizia di un guasto inspiegabile che interessa le parti elettriche di un ciclomotore di proprietà del signor Pezzino, mentre il veicolo era fermo.

Il meccanico parla di un guasto incomprensibile e non si spiega come a motore spento possa liquefarsene una parte che difficilmente si danneggia, anche se il motore è in funzione. Non è nuovo il signor Pezzino a questo genere di brutte sorprese. Recentissimo è il danno riportato dal motore del suo motoscafo che si è fuso da fermo. Il propulsore è stato inviato alla Johnson, la casa costruttrice, i cui increduli non sono riusciti a stabilire l´origine del danno.

I nuovi capri espiatori: gli abitanti

Nell´ultima relazione dei Consulenti Tecnici d´Ufficio nominati dalla Procura della Repubblica, si attribuisce la responsabilità degli incidenti, per esclusione, all´intervento umano locale, specificando che sul mercato sono facilmente reperibili, o costruibili artigianalmente, apparecchiature a microonde e a laser di piccola potenza e dimensioni. In alternativa viene persino presa in considerazione la possibilità che gli incendi si siano originati mediante il contatto diretto con la fiamma, sebbene la relazione del RIS di Messina escluda espressamente l´origine dolosa degli incidenti, non rilevando inoltre in nessuno dei materiali campionati la presenza di tracce riconducibili ai più comuni acceleranti.

Secondo il signor Pezzino, sono da escludere congegni tascabili costruiti dai cittadini stessi di Canneto, per una ragione fondamentale: non sarebbe sufficiente l´alimentazione a pile per generare l´energia tale da innescare incendi o a liquefare elettrodomestici. Infatti, secondo i periti coordinati da Francesco Mantegna Venerando, Canneto di Caronia è stata colpita da fenomeni elettromagnetici di origine artificiale, capaci di generare fasci di microonde ad “ultra high frequency” compresi nella banda tra 300 megahertz e alcuni gigahertz. Per produrre una simile quantità di energia una macchina dovrebbe raggiungere una potenza tra i 12 e i 15 gigawatt.

Le ipotesi più convincenti

Il signor Isidoro Pulvino, ci ha spiegato che tutti questi strani fenomeni secondo lui sono riconducibili ad esperimenti per il collaudo di armi ad impiego militare di origine satellitare. Qualcosa di analogo emerge anche dalla nostra intervista a Paolo Pizzuto e ad Antonio Pezzino. Quest´ultimo ci ha esposto la sua teoria in maniera dettagliata, innanzitutto parlandoci della natura varia dei guasti che non interessano solo congegni elettrici, ma suppellettili e tubature idriche che presentano dei fori perfettamente rotondi, come se un laser fosse penetrato nel cemento delle strutture e dopo averne individuato le tubature le avesse forate.

Non è una novità per gli abitanti di Canneto, visto che proprio all´interno delle pareti delle loro abitazioni ha avuto origine la maggior parte degli incendi.

Secondo il portavoce degli abitanti di Canneto, il collaudo di queste armi probabilmente è da imputarsi a forze armate straniere. Non sembrano delle ipotesi fantascientifiche, dato che già dal 1983 l´amministrazione Reagan istituisce un progetto finalizzato a creare un sistema di difesa spaziale dotato di satelliti per identificare e distruggere ogni minaccia sul territorio che si intende monitorare: la Strategic Defense Iniziative (SDI), seguita dal Global Protection Against Limited Strikes (GPALS) e dal 1999 il progetto NMD (National Missile Defense).

Con il tempo, questi progetti si sono ampliati notevolmente e diffusi ai governi degli stati partner, come Gran Bretagna e Italia, che contribuiscono al loro finanziamento. Sono in atto anche sperimentazioni del progetto dell´Aviazione: l´Airborne Laser è un congegno installato su un Boeing 747-400 che consente di individuare e neutralizzare i missili; ancor più innovativo è lo Space Based, una tecnologia Laser montata su un satellite spaziale in grado di intercettare e mettere fuori uso un qualsiasi bersaglio sia nello spazio sia sulla Terra. Inoltre il progetto System-Low-the missile-warning prevede l´impiego di satelliti a raggi infrarossi per inseguire la traiettoria dei missili. Nell´arco di questi decenni e dopo oltre di 130 miliardi di dollari profusi, alcuni di questi progetti probabilmente sono molto di più che un prototipo.

Gli impianti di sorveglianza e la diminuzione degli incidenti

«L´incendio più devastante risale a poco meno di otto mesi fa a casa mia!» afferma Paolo Pizzuto, consegnandoci le foto della sua abitazione distrutta e annerita dalle fiamme. «I fenomeni di autocombustione degli impianti elettrici - spiega Pizzuto - sono più sporadici da quando hanno istallato gli impianti e le videocamere per monitorare tutta la zona”. Ma gli abitanti temono che possano riprendere con maggior frequenza, quando verranno rimossi tali sistemi che, stando alle relazioni tecniche, assolvono ai seguenti compiti: tele-sorveglianza, monitoraggio nell´infrarosso da terra e da piattaforma aerea, foto-rilevamento dell´area di Canneto e dintorni, misurazioni geomagnetiche dell´area di Canneto, rilevamento di misure magnetometriche, batimetriche, chimiche e fisiche nella parte di costa che va da S. Stefano di Camastra e Marina di Caronia, monitoraggio con georadar per l´individuazione di anomalie nel terreno e, infine, mappatura degli utilizzatori dello specchio radioelettrico.

Se queste attività di costante monitoraggio dovessero cessare, secondo gli abitanti di Canneto riprenderebbero anche gli incendi, perché ogni qualvolta gli impianti di sorveglianza vengono rimossi le cose ricominciano a prendere fuoco. «Una delle tante volte che c´era la marina militare qua, hanno operato, hanno fatto ricerche sul mare con le navi, con una nave oceanografica, una base a terra l´hanno montata qui, e non è successo nulla, se ne vanno ci salutiamo qui fuori, neanche a Barcellona erano arrivati che abbiamo preso fuoco un´altra volta. È come se fosse una cosa gestita, perché io in tutto questo tempo ho osservato. È come se ci fosse qualcuno che si diverte. Noi eravamo qui, bastava che qualcuno dicesse in quella stanza non è mai successo nulla, non finivi di dirlo che si bruciava qualcosa. Più di una volta» ricorda Antonio Pezzino, attorniato dai suoi familiari rattristati.

Per tutti loro è difficile ricordare quei momenti, quando avevano paura di morire bruciati… e anche se la paura non è stata ancora fugata, almeno di notte si dorme un po´ più tranquilli, dato che gli impianti di sorveglianza sono in funzione. E ne hanno trascorse tante di notti insonni, insieme ai Carabinieri della vicina stazione di Santo Stefano di Camastra che facevano turni di 24 ore per soffocare gli incendi insieme agli abitanti, appena si originavano. Più volte il signor Pezzino ringrazia le forze dell´ordine e sottolinea che è merito della loro rassicurante presenza se non hanno perso la calma e se sono stati sempre molto civili nell´affrontare la situazione. Pezzino racconta che per un po´, con la sua famiglia si sono dovuti adattare a dormire nella sala consiliare di Caronia, per poter avere qualche diritto, perché a casa non volevano più tornare… era troppa la paura di morire arsi vivi insieme ai loro figli. Per Pezzino è stato struggente vedere delle persone care che dormivano sul tavolo della sala del comune di Caronia, e si chiedeva come era potuto accadere dopo i sacrifici di una vita. Per più di tre mesi sono stati all´addiaccio con i bambini piccoli, e hanno fatto una vita da sfollati. «Siamo usciti da casa nel Febbraio 2004, siamo rientrati a Giugno 2004, poi siamo riusciti ad Ottobre 2004 e siamo rientrati ai primi del Luglio 2005″ ricorda la moglie del signor Pezzino e spiega che, quando abitavano a casa propria, non avevano la corrente elettrica perché si pensava fosse un problema originato dagli impianti Enel, visto che gli incidenti inizialmente erano circoscritti ai soli elettrodomestici.

Stavolta però gli abitanti di Canneto si dicono pronti ad azioni dimostrative di protesta e non vogliono che le indagini vengano interrotte e gli impianti rimossi. È bene ricordare che sono stati stanziati cinquecentomila euro, duecentocinquanta mila per continuare la ricerca e quindi a finanziare i costi delle apparecchiature, gli altri duecentocinquantamila destinati come risarcimento immediato alle famiglie. Il criterio di distribuzione dei risarcimenti è un altro tasto dolente per le famiglie di Canneto. La non agevole procedura infatti ha finora prodotto come risultati cifre irrisorie e non ancora percepite per le famiglie coinvolte negli incidenti.

Inoltre, l´opinione pubblica resta molto scettica sugli episodi di Canneto. Alcuni fenomeni sono stati persino ripresi dalle telecamere di importanti Tg nazionali, divenute testimoni in diretta di assurdità quali solo per fare un esempio - la combustione di segmenti di fili elettrici disposti in direzione del mare, che iniziavano ad annerirsi dal centro per poi incendiarsi.

La salute delle persone

Le relazioni tecniche escludono il danno alle persone perché si sarebbe trattato di evidenti e gravi ustioni. Se però non vengono constatati immediati problemi di salute per la gente, l´esposizione costante e prolungata nel tempo, anche indiretta, potrebbe anche comportarne di più gravi. Gli abitanti di Canneto sono convinti che le microonde ci sono ancora adesso e lo confermerebbero gli incidenti continui come l´anomala, costante attivazione dei rivelatori di fumo situati in ogni stanza di ogni abitazione del paese.

Si sono mobilitati scienziati da ogni parte del mondo per cercare di dare una spiegazione al fenomeno, ma in tutti questi anni nessun ente si è preoccupato di monitorare lo stato di salute degli abitanti, nonostante recenti studi stiano a dimostrare che, anche se si tratta di ricerche in fase sperimentale, l´esposizione costante a 50Mhz risulta nociva. Immaginiamo infine quali effetti devastanti potrebbero avere fasci di microonde ad “ultra high frequency”, compresi nella banda tra 300 megahertz e alcuni gigahertz, anche se indirette.

Gli episodi di Canneto di Caronia risultano ancora un capitolo aperto, e molte domande continuano a rimanere senza risposte. Dopo anni di investimenti , ricerche, indagini e commissioni d’inchiesta ci sono solo ipotesi, e nessuna certezza su quello che accade e continua ad accadere, sono evidenti gli effetti devastanti ma non si riesce ad individuarne la causa. Gli abitanti di quel piccolo paese si sentono abbandonati da un’opinione pubblica troppo disattenta e scettica e da uno Stato sicuramente impreparato a spiegare oltre che ad arginare dei fenomeni incomprensibili , che si manifestano solo a Canneto ed in nessun altra parte del mondo. Ma non si deve rinunciare alle indagini finché non si scopre cosa sta succedendo da dove provengono i fasci di onde, ma soprattutto perché.
C’ è chi crede che si tratta di esperimenti militari di innovative armi segrete, chi di esperimenti alieni segreti , chi di alieni e militari che collaborano per collaudare nuova tecnologia , c’è anche chi ipotizza che si tratta di fenomeni paranormali e tira fuori fantasmi e demoni, ma c’è anche chi crede che i responsabili siano gli stessi abitanti. Tra tutte queste ipotesi quest’ultima è la sicuramente la meno probabile e la più fantasiosa.

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Indagini e metodi

Marzo 27, 2008

di Lia S.

Richard Hall ha elaborato alcune fondamentali regole direttive per consentire gli studi ufologici di assurgere a disciplina scientifica:

1.      Adeguati finanziamenti per personale scientifico per le infrastrutture dello Staff amministrativo.

2.      Raccolta sistematica di informazioni storiche di attualità presso una o più sedi adibite a tale scopo.

3.      Squadre di pronto intervento munite di equipaggiamento strumentale che conducano tempestive indagini sul campo.

4.      Ricostruzione o costituzione di nuovi network di indagine, simili a quelli utilizzati con successo nel passato.

5.      Catalogazione, documentazione e analisi delle prove inerenti UFO:

a.      Effetti E- M.

b.      Radar

c.       conseguenze fisico- biologiche

d.      tracce di atterraggio

e.      reazioni da parte degli animali

f.        prove fotografiche

g.      modelli computerizzati e analisi di correlazione

6.      pubblicazione  di dati, analisi e scoperte.

7.      Scrutinio delle ipotesi secondo cui alcuni UFO rappresentano un fenomeno potenzialmente importante ancora inspiegabile e globalmente diffuso che, stando all’apparenza e alle prove strumentali, sembra essere costituito da oggetti solidi e strutturati.

Ho chiesto agli studiosi nostrani di spiegare quali sono i metodi di indagine che prediligono quando si trovano di fronte a fenomeni inspiegabili, dove anche la scienza si ferma. È necessario trovare un equilibrio tra razionalità e apertura ad ipotesi che difficilmente trovano riscontro nella realtà.Inizio con l’intervista ad Angelo d’Errico ex coordinatore del CUN e adesso libero ricercatore, e l’intervista a Maurizio Baiata giornalista investigativo. Ho posto le stesse domande anche ad altri  ricercatori e le loro interviste seguiranno nei prossimi giorni:

 Angelo d’Errico

Da quanto ti interessi di ufologia e come hai iniziato?

Da quando vidi da piccolo il cartone animato Goldrake… avevo 7
anni, nel 1978… da allora c’ho sempre creduto… Proprio in quell’anno
poi, a Torino, dove sono nato, sono stato testimone di uno splendido
avvistamento UFO in compagnia di mio Padre. Meglio di così!

Cos´è l´ufologia secondo te,la tua definizione.

E’ una non-scienza che si occupa di studiare il fenomeno degli
oggetti volanti non identificati e i fenomeni connessi.

Cos´ è indispensabile sapere per chi si occupa di svolgere indagini in
questo campo?

 Occorre sapere la storia dell’ufologia classica, i personaggi che,
anche loro malgrado, hanno contribuito, seppur in maniera
contraddittoria, a scrivere le pagine di storia dell’ufologia, gli
eventi… E’ fondamentale avere una mente razionalmente aperta al
fenomeno, altrimenti se fosse scienza, non saremo qui a parlarne.

Cosa porti sempre con te?

 La macchina fotografica, la videocamera, una bussola, un binocolo, un
trepiede , il magnetometro e… la mia testa.

Cosa consigli a chi intende iniziare ad informarsi in queste materie?

Di fare attenzione alle associazioni ufologiche, specialmente quelle
a sfondo religioso che basano il proprio credo su aspetti legati
all’ufologia, ma soprattutto… a ragionare SEMPRE con la propria testa.

Quando un testimone è attendibile?

Innanzitutto un testimone deve sempre godere del beneficio del
dubbio. E’ fondamentale conoscerlo personalmente, parlargli, fargli
domande circa la testimonianza che decide di portare… conoscere i suoi
amici, se possibile i parenti, il contesto ambientale in cui vive, farsi
quindi un’idea del testimone. Se poi all’evento a cui ha assistito,
erano presenti altre persone e quest’ultime raccontano di aver avuto lo
stesso vissuto del testimone principale… magari farsi disegnare ciò
che hanno visto, prendendo ciascuno dei testimoni separatamente e
verificare alla fine, le analogie tra i disegni… allora il testimone è
da considerarsi maggiormente attendibile.

Mentre invece per stabilire l´autenticità di foto e video inerenti
agli avvistamenti di UFO quanto è utile la tecnologia, soprattutto per
supportare gli addetti ai lavori nello smascherare i falsi.

 E’ importante, ma non fondamentale… occorre sempre verificare
l’attendibilità del testimone, come sopra detto.

Quante volte ti è capitato di incontrare persone chiaramente disturbate
che inventano storie su UFO e alieni?

 Nessuna.

Sono attendibili nei testimoni i ricordi recuperati per mezzo dell’ipnosi?

 Unica certezza nei loro racconti sotto ipnosi regressiva, è
l’analogia dei racconti dei diversi testimoni. Prima di arrivare
all’ipnosi, occore una certa preparazione e questo include la conoscenza
del testimone nel suo ambiente.

Hai mai riscontrato casi con la presenza di impianti anomali?

Personalmente, solo 1. Ma occorrono verifiche ulteriori e tali
verifiche coincidono con la rimozione degli impianti. Non essendo un
medico, non posso forzare il presunto “impiantato”, al sottoporsi ad un
intervento chirurgico, magari alla testa, per cercare di raggiungere
l’ipotetico ed egoistico obiettivo di avere una prova tangibile della
realtà di un “impianto”.
 

Un caso che segui che ti ha particolarmente colpito?

Ce ne sono diversi: Nespolo, Terni, B.go Sabotino, Roccatederighi e
Canneto di Caronia.

Maurizio Baiata

Da quanto ti interessi di ufologia e come hai iniziato?

Come interesse personale, sin da piccolo, avevo circa 12 anni,
rivolgendo gli occhi al cielo e ponendomi le domande che tutti da
sempre ci poniamo. Verso i 18 anni iniziai a vedere e percepire gli
UFO e gli Alieni come una realtà, per la quale l’interrogativo della
loro esistenza era ormai superato. La musica mi ha molto aiutato ad
allargare la mia coscienza. Non mi sono fatto mancare lunghe notti,
vane ma bellissime, di skywatch. Negli USA, negli anni Ottanta, ho
iniziato a collegare la questione UFO al metodo di indagine
investigativo. Dal mio ritorno in Italia nell’86 sino ad oggi ne ho
fatto la mia specializzazione in campo professionale.

Cos’è l’ufologia secondo te,la tua definizione.

Libera ricerca e libera divulgazione di materie, tematiche e notizie
che, per loro stessa definizione, sfuggono al controllo del potere.
Per questo vanno represse.

Cos’ è indispensabile sapere per chi si occupa di svolgere indagini
in questo campo?

Che alla base deve esserci rispetto per gli altri e per se stessi.

Cosa porti sempre con te?

In un’indagine testimoniale, da sempre ho con me un audioregistratore,
a volte la videocamera. Per le indagini strumentali sul campo, ovvio
che, essendo io privo di specializzazioni tecniche, ho sempre avuto il
supporto di persone ben più preparate di me.

Cosa consigli a chi intende iniziare ad informarsi in queste materie?

Di pensare con la propria testa e di non fidarsi di chi, paventando
una propria superiorità o autorità in questo campo, ti dice cosa fare.
Attenzione, poi: l’ufologia è un mondo in cui solitamente ci si infila
perché si è dotati di una spiccata sensibilità e forte personalità.
Fattori e valori, questi, che fanno molto gola a chi ha bisogno di
esercitare il proprio potere sugli altri. Attenzione al “mind control”
e a certe tecniche di persuasione, assai simili a forme di ipnosi
leggera.

Quando un testimone è attendibile?

In linea di massima, sempre. Parto dalla fiducia assoluta nei
confronti del testimone e, mano a mano, nel corso dell’indagine e
approfondendone la conoscenza, cerco di capire se fra noi si è
stabilita una forma di reciproca fiducia. A quel punto l’inquirente
può e deve diventare più esplicito, non è giusto che die due giocatori
sia solo uno a tirare fuori le proprie carte.
E non per questo il testimone deve credere che l’inquirente sia lì a
fare da confessore, ma piuttosto è lì per fornire un aiuto cognitivo e
di discernimento, in quanto più esperto.

Mentre invece per stabilire l’autenticità di foto e video inerenti
agli avvistamenti di UFO quanto è utile la tecnologia, soprattutto
per supportare gli addetti ai lavori nello smascherare i falsi.

La risposta è insita nella domanda stessa: vanno usati tutti gli
strumenti idonei all’analisi tecnica delle immagini. Lo abbiamo fatto
per anni e vedo con piacere che esiste una nuova generazione di
giovani ricercatori indipendenti che se ne occupano. Peraltro, non
bisogna partire dal pregiudizio, di fronte ad un video, di voler
smascherare il falso, ma di accertarne la genuinità. Direi che la
storia del Santilli Footage in questo è esemplare, anche se non si
tratta di un avvistamento.

Quante volte ti è capitato di incontrare persone chiaramente
disturbate che inventano storie su UFO e alieni?

Poche, direi meno di una decina, in tutto. Ovvero, su almeno un
centinaio di persone che, apparentemente per nulla disturbate, mi
hanno riferito di loro esperienze.

Sono attendibili nei testimoni i ricordi recuperati per mezzo dell’ipnosi?

Lo dico il più chiaramente possibile: io ho avuto un’esperienza di
contatto. Di questo sono certo. Avrei voluto saperne di più e se mi
fosse sottoposto ad ipnosi credo che avrei aggiunto qualcosa alla mia
esperienza e non me la sarei “inventata”, avrei aggiunto elementi
reali che la mia coscienza a livello superficiale non ha registrato, o
ha rimosso. Nelle arti marziali, nel Karate, si acquisisce una
maggiore “visione periferica” della realtà che ci circonda. Penso che
l’ipnosi consenta di ottenere un allargamento della nostra visione
periferica interiore.

Hai mai riscontrato casi con la presenza di impianti anomali? 

Certo, come chiunque si occupi di abductions. Il più delle volte il
soggetto è piuttosto mal disposto nei confronti di queste presenze
anomale, è difficile approfondire, personalmente non ho mai potuto
approfondire.

Un caso che segui che ti ha particolarmente colpito?

Il caso di una ragazza sarda, che conosco molto bene. Ciò che lei ha
“subito” nel corso degli anni è agghiacciante, ma doveva andare così.
Non posso dire di più. Con Valerio Lonzi ho un’amicizia di lunga data.

(Continua…)

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Intervista alla dott.Giulia Maria d’Ambrosio

Febbraio 14, 2008

Ringrazio la dott. Giulia Maria d’Ambrosio, neuropsichiatra infantile e psicoterapeuta,per aver risposto alle mie domande.
La dott.d’Ambrosio si occupa di Incontri Ravvicinati del IV tipo dal 1996 ed è coordinatrice del PARSEC: un’associazione di terapeuti finalizzata a studiare il fenomeno degli IR4.

Lia S.:Quanti pazienti La contattano credendo di essere protagonisti di IR4 e poi risultano affetti da gravi psicosi che niente c’entrano con gli alieni. Giulia d’ Ambrosio: Le persone che soffrono di psicosi in genere non delirano, come questione fondamentale, riguardo il fatto di essere rapiti. Di solito il delirio di tipo persecutorio, che ha come tematica questioni “spaziali” verte di più sull’essere spiati. Oppure sul fatto di essere nati in provetta nello spazio. Ho incontrato solo un paio di persone così, e una comunque non era venuta da me per gli IR4 ma perché le avevano portato via il figlio i carabinieri, non gli alieni. Piuttosto vi sono persone, non psicotiche, che hanno delle visioni o dei sogni, o pensano di ricevere dei segni sincronici, e che non ricordano MAI un prelevamento da parte di forze aliene, hanno in mente solo dei volti o delle sensazioni. Credo che lavorare con questi soggetti sia molto importante, perché a mio parere alcuni di loro percepiscono segnali indiretti di quello che avviene, non a loro, ma ad altre persone. In pratica, è come se pescassero informazioni - distorte, sconclusionate, incoerenti quanto vogliamo - dall’inconscio collettivo. E’ molto importante. Forniscono materiale che va comunque valutato. Ovviamente è necessario escludere l’uso, anche sporadico, anche nel lontano passato, di droghe, sia pesanti che leggere, altrimenti non abbiamo idea di cosa sia successo ai recettori del midollo allungato.
Il fatto che non si tratti di soggetti IR4 lo si vede dalla mancanza di uno stress post-traumatico o dalla filosofia del mondo che hanno, dalla scarsa conoscenza di sé e da diversi altri fattori – tra cui l’assoluta mancanza di trasmissione di stati d’animo di paura.

L.S.:Le sindromi post-traumatiche che presentano gli abdotti in cosa differiscono dagli altri traumi, e queste sindromi possono essere curate con le terapie che ci fornisce la psichiatria ufficiale?

G.d A.:La sindrome post-traumatica che i soggetti IR4 possono manifestare non differisce da quella di soggetti che sono incorsi in altri tipi di trauma.
Possono essere trattati, oltre che con il colloquio, come già ampiamente discusso, con rimedi omeopatici, secondo i canoni dell’omeopatia unicista rigorosamente hannemaniana – esattamente come accade per altri soggetti.
La psichiatria allopatica fornisce farmaci ansiolitici e altri tipi di specialità; per chi ci crede e acconsente a prenderli possono funzionare. Ovviamente si tratta di una “pezza” e non di una soluzione.

L.S.:Sono attendibili nei testimoni i ricordi recuperati per mezzo dell’ipnosi?

G.d A.:Sembra di no. Come è già stato fatto notare ripetutamente, se il metodo fosse attendibile, verrebbe usato in ben altre situazioni che non gli IR4 – per esempio, nella ricostruzione di incidenti, crimini, violenze e quant’altro.
Evidentemente no, ma non perché lo dico io, dato che l’ipnosi non è il mio campo di studi, ma perché lo dicono gli ipnologi.
Ma credo che anche qui valga piuttosto la pena che le spieghi quanto ho visto di persona.
I primi due casi che ho avuto sono stati studiati a lungo. Come già ho avuto modo di raccontare recentemente, un caso è stato visto per 20 mesi settimanalmente, e un caso per 30 mesi, sempre settimanalmente. Dopo questo tempo, sono stati sottoposti a una tecnica semplice di regressione, una seduta di preparazione e due sedute di lavoro.
In un caso, immagini già comparse nei sogni si sono collocate precisamente nel tempo e nella sequenza.
Nel secondo caso, si sono sovrapposte immagini diverse, di pathos incongruo, la cui spiegazione appartiene a un ambito strettamente personale o rimane invalutabile. Nessuna connessione con i presunti brandelli di ricordi del soggetto, ricordi peraltro molto scollegati e non circostanziati da altri ritrovamenti. Questo secondo soggetto, però, rimase molto deluso dal fatto che la concentrazione legata alle tecniche ipnotiche non avesse potuto dare una chiave dei suoi disturbi. E di questo ringraziamo chi ha fatto grancassa di tale metodo.
La tecnica ipnotica è interessante, il dottor Cigada è una persona che trovo eccezionale per molti versi, ed è stato interessante seguire le sedute da lui condotte. Intanto, dopo essersi assicurato, con una seduta preliminare, di agganciare la persona a un luogo particolare, che desse serenità, e dopo aver esplorato, attraverso le immagini, il suo modo di esprimersi, cominciava a parlare con un tono via via più strascicato, quasi un modo di cullare con la voce, rassicurante. Usava immagini per indurre la persona ad andare in profondità - non tanto indietro nel tempo - e la lasciava libera di aprire una porta e di trovarci quel che voleva.
Il primo soggetto rivisse una scena di paura, collocabile entro i primi 4 anni di vita, i cui elementi, compreso l’ “alieno”, erano già comparsi in un sogno. In seguito a questo suo ricordo, non vi furono filosofie da ricostruire, semplicemente si collocarono i tempi e i luoghi, il resto del lavoro era già stato fatto con i normali elementi di contatto con i ricordi e di studio dei sogni. In seguito a questo breve intervento, altri ricordi emersero in lui spontaneamente, durante il giorno. Io credo che presto avremo un update con questa persona, e spero di avere finalmente l’autorizzazione a raccontare tutta la storia, che è molto interessante.
Il secondo soggetto passò da una scena di paura all’altra, senza però poter definire i tempi degli accadimenti né potendosi agganciare a presunti ricordi emersi o a sogni comparsi in quel tempo. Avevano invece, le sue scene, più l’aspetto di rappresentazioni legate a cose che aveva letto e in cui probabilmente si era immedesimata. Cigada e io, per correttezza, non decidemmo per un pollice verso, ma per una sospensione del giudizio. Certamente l’ipnosi, nel suo caso, non poteva per nulla considerarsi risolutiva e, per quanto riguarda Cigada, era ed è rimasto dell’idea che il metodo non sia affatto adatto ad esplorare la questione.
Così, se non erro, si sono espressi anche a livello internazionale altri ricercatori.
John Mack ha sempre chiaramente detto che utilizzava il respiro olotropico di Goof. Chi l’ha usato sa che si tratta di una forma di introspezione molto potente, ma non so se lui lo utilizzasse nel modo originale, perché la metodologia originale di Groof (e sono pochissimi i terapeuti formati da lui in persona) prevede il gruppo e una musica adatta a tutto volume. Però Mack diceva che i veri soggetti IR4 non hanno necessità di fare lunghi lavori di estrapolazione dei ricordi, diceva che i ricordi sono lì, appena sotto l’inconscio, basta un semplice rilassamento ed essi sono pronti a essere rivelati.
Derrel Sims invece parte dal presupposto che diversi tipi di stimolazione, durante una sessione in cui si focalizza l’attenzione di una persona, possono essere il metodo giusto per svelare i ricordi. Ad esempio, ha scoperto che i grigi condizionano le persone toccando loro leggermente una spalla (il “pat pat” dei fumetti) e che, durante un rilassamento, ripetere questo gesto sul soggetto può precipitarlo all’interno di un ricordo. In generale i suoi metodi, più che ipnotici, tendono a ri-fornire al soggetto stimoli particolari, che fanno parte dell’esperienza IR4, insieme a uno stato di concentrazione.
L’ipnosi, di fatto, non è una magia, ma un modo con cui chi è predisposto può essere portato a focalizzare l’attenzione in modo molto concentrato su un’immagine particolare, e da questa può trarre delle amplificazioni. Se queste amplificazioni siano un ricordo, e di che genere, o una semplice associazione mentale, questo lo si può desumere solo e soltanto da una profonda conoscenza della persona, una conoscenza non strumentale ma sincera. Non strumentale significa che il terapeuta non può sedersi lì ad ascoltare, cercando di catturare solo il materiale che gli serve per nutrire la sua curiosità sugli IR4; significa che tutto il materiale deve poter scorrere in modo fluido, e che il terapeuta deve essere tanto esperto da poter suddivider ciò che fa parte di una vita normale da ciò che non ha spiegazione univoca da ciò che può avere solo e soltanto una spiegazione anomala. Ma ogni e qualsiasi particolare della vita della persona che gli sta davanti deve avere la medesima importanza, altrimenti il rapporto viene viziato da un pregiudizio, da un’aspettativa del terapeuta. E qui allora diventa altamente improbabile distinguere ciò che è possibile da ciò che è impossibile.
E, al termine, le posso dire questo: che sono molto, molto attendibili i ricordi recuperati NON per mezzo dell’ipnosi. Di questo almeno siamo certi.

L.S.:La rimozione dei ricordi negli abdotti è dovuta agli intrinsechi meccanismi di difesa della mente umana o al supporto di tecnologie aliene che originano screen-memories?

G.d A.:Suppongo ad entrambi, anche se quelle “aliene” non saprei se chiamarle veramente tecnologie, non abbiamo prove. Come già discusso, lavorando sui blocchi psicologici con diversi mezzi è molto difficile che i ricordi rimangano sepolti.
Chi ha ricordi veramente ostici da recuperare potrebbe non essere un soggetto IR4. Oppure è in mano a un professionista che non sa il fatto suo.

L.S.:Che strumenti fornisce la psichiatria attuale per consentire l’indagine in stati di coscienza inconsapevoli dove avvengono gli IR4 ?

G.d A.:Per rispondere a questa domanda, è necessario fare un premessa. La materia psichiatrica e psicanalitica è stata per un secolo in mano soprattutto a medici. Il che non era un male, nel senso che gli psicoterapeuti che provenivano da altre aree aggiungevano dei contributi molto originali a questa tematica, perché erano in grado di vedere certi aspetti della psiche filtrati dai loro studi letterari, matematici, filosofici, storici, antropologici, etologici, artistici, eccetera. Al campo prettamente medico, dove la necessità era trovare un rimedio per i disagi mentali, si aggiungevano quindi riflessioni importantissime sulla condizione umana, riflessioni che non possono essere svincolate dalla giusta pretesa di espandere la conoscenza nel campo, e di espandere la conoscenza sulla coscienza, che poi è il vero fine dell’ambito degli studi psi.
Tale tipo di quadro si è modificato con l’introduzione della laurea in psicologia e con l’introduzione di materie di studio che hanno sì a che fare con certi meccanismi schematici della psiche, ma che non hanno niente a che fare con il riconoscimento di altri fattori, che poi nella pratica sono i più importanti.
La stragrande maggioranza, diciamo oltre il 90%, degli psicologi esce dalla facoltà senza avere una pallida idea del fatto che la psiche umana è fondamentalmente costituita da eventi simbolici e da simbologia. La rappresentazione del mondo che ci scorre dentro la testa è formata esclusivamente da simboli, che siamo in grado di riconoscere e immagazzinare grazie a un complessissimo sistema di neuromodulazione, che si rifà a meccanismi anche ancestrali. La neurochimica è un costituente fondamentale dei modelli di rappresentazione delle esperienze.
Sulla base di alcune di queste scoperte, si sono sviluppate scuole di psicoterapia aberranti, come il comportamentismo e il cognitivismo, e anche diverse altre, il cui scopo è trattare l’essere umano come una cavia da laboratorio, ignorando che alla base di certe reazioni c’è una rappresentazione simbolica, non solo una rappresentazione biochimica. Così viene fatta passare per panacea una quantità di scuole e sistemi di “terapia” il cui scopo principale è tenersi alla larga dalle vere motivazioni per cui una persona reagisce in un modo piuttosto che in un altro.
Come molti maestri indiani ci hanno spiegato (e Osho è stato il più diretto e trasgressivo nel trasmettere questo insegnamento), la mente umana è estremamente permeabile al condizionamento. Questo significa che può anche de-condizionarsi, purché ne abbia la forza sufficiente. Purché sappia di sé. Sapere di sé però non significa leggere alcuni libri. E tuttavia può anche non essere un percorso lungo e complesso. Certamente richiede una cosa: coraggio.
Là dove regna l’inconsapevolezza personale, si deve percorrere la strada con una guida che conosca la strada, conosca gi ostacoli, conosca i metodi per superarli.
Con l’inconsapevolezza si deve scendere a patti. L’inconscio non è una cosa che si può bypassare, perché l’inconscio non è solo personale, è una sorta di enorme contenitore dove sembra sia contenuta ogni sorta di informazione. Nell’inconscio albergano le esperienze del passato che appartengono all’umanità, albergano le invenzioni che ancora non sono state inventate, albergano aspetti creativi che attendono di essere svelati; albergano anche ricordi personali, che si legano intimamente a schemi psichici chiamati archetipi. L’inconscio, ossia quella parte di universo che noi arriviamo a conoscere tramite strade di rappresentazione mentale, è fatto così.
Allora, se possiamo partire da questo presupposto (e possiamo, perché la mole di dati clinici della psicanalisi ce lo consente), ci si rende conto che non esistono scorciatoie per obbligare l’inconscio a fornire delle risposte su richiesta. L’essere umano funziona così.
Il condizionamento mentale è già una grossa parte della nostra esistenza mentale, le persone tendono, assai più che una volta, a non valutare aspetti del passato per relazionarsi col presente, per esempio; diciamo che il mondo moderno spinge a una sorta di essenzialità, a una accelerazione delle soluzioni.
Se tutto questo sia giusto o sbagliato, non lo so. E’ sicuramente sbagliato cercare soluzioni che danneggiano qualcosa per ottenere qualcos’altro.
Di sicuro la biologia umana è fondamentalmente la stessa di duemila anni fa, la psicologia umana pure, e quindi in questo campo le scorciatoie sono sempre perdenti.
Al momento attuale è così.
Perciò il vecchio metodo di fermarsi a parlare ore e ore rappresenta ancora il modo corretto di esplorare ciò che di noi non conosciamo. Lo sappiamo benissimo, che la verità di noi viene fuori guardando il cielo o il mare, stando nella natura, stando senza tecnologia, eccetera. Cioè, rallentando i tempi. Annullando i tempi. Risuona con la teoria della relatività. Annulli il più possibile la velocità e il tempo, ed accadono cose a chi osserva e a chi è osservato. Essenzialmente accade che chi è osservato comprende di essere colui che osserva.
Raggiunte certe profondità di coscienza, solo allora si può cominciare a decidere di combattere qualcosa che forse è altro dal noi, come per esempio un “alieno”.
Tutte le grandi scuole di arti marziali fanno cominciare gli allievi da basi che includono soprattutto pazienza, autoconoscenza, dominio di sé.
In questo campo non è diverso.
Alla luce di quanto esposto, si può comprendere come tale tipo di processo non possa essere ostacolato da alcun “alieno”. Nessun alieno è tanto potente da poter interrompere l’enorme potenza dell’inconscio, che è parte dell’universo stesso, del serbatoio di possibilità dell’essere umano.
L’eventuale alieno gioca piuttosto con la mente e gioca soprattutto con la paura